Indagine Nazionale sui Laureati in Fisica nel Quadriennio 1993-96

Indice

1.-Introduzione

2.- I Laureati nel Quadriennio

3.-Il Questionario

4.-Carriera dei Laureati

4.1-Durata degli Studi

4.2-Voti di Laurea

4.3-Tipi di Tesi

4.4-Argomenti di Tesi

4.5-Attivita` Lavorativa Durante gli Studi

5.-Inserimento nel Mondo del Lavoro

5.1-Attivita` di Studio Post-Laurea

5.2-Attuale Occupazione

5.3-Enti di Impiego

5.4-Settori Industriali

5.5-Sedi di Impiego

5.6-Rilevanza della Laurea

6.-Analisi dei Dati sulla Situazione Occupazionale

6.1-I Panorami dell'Occupazione

6.2-Situazione Occupazionale per Attivita` Lavorativa Durante gli Studi

6.3-Situazione Occupazionale per Attivita` Post-Laurea

6.4-Situazione Occupazionale per Settore di Impiego

6.5-Situazione Occupazionale di un Campione Selezionato

6.5.1-Situazione Occupazionale per Durata degli Studi

6.5.2-Situazione Occupazionale per Voto di Laurea

6.5.3-Tempo Impiegato per il Collocamento nel Mondo del Lavoro

6.6-Provincie ed Enti di Impiego degli Occupati

6.6.1-Provincie di Impiego per Sede di Laurea

6.6.2-Ente di Impiego per Provincia di Impiego degli Occupati

7.-Attivita` di Studio e di Ricerca Post-Laurea

7.1-Attivita` Post-Laurea per Argomento di Tesi di Laurea

7.2-Efficienza Media di Risposta dei Laureati con Attivita` Post-Laurea di Dottorato

8.-Conclusioni

9.-Ringraziamenti

Bibliografia



1.-Introduzione

L'idea di rinnovare un'indagine nazionale sui laureati in Fisica che si raccordasse con la dettagliata analisi promossa dalla SIF e relativa ai cinque anni accademici dal 1987/88 al 1991/92 (1) trae origine da motivazioni simili a quelle dell'analisi precedente: la diffusione di informazioni, che contrastavano con il comune sentire della comunita` dei Fisici, relative a difficolta` di inserimento nel mondo del lavoro dei giovani laureati in Fisica.

A questa motivazione, di difesa dell'immagine del nostro prodotto, si e` aggiunta quella di consolidare, con la speranza di renderla permanente, una tradizione di puntuale verifica dell'apprezzamento dei laureati in Fisica dal mercato del lavoro.

La ricorrenza dei cento anni trascorsi dalla fondazione della SIF e l'apprezzamento riscontrato a livello internazionale(2) dalla precedente analisi hanno rappresentato ulteriori stimoli alla realizzazione del progetto.

Il progetto, nato a seguito di una indagine promossa da Enrico Predazzi a Torino e sostenuto dal Presidente della SIF Renato Ricci, e` stato realizzato grazie all'attivazione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea.

La distribuzione del questionario proposto ai laureati, la raccolta dei questionari compilati e la trasmissione dei dati ivi contenuti e` stata fatta a cura dei singoli Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea.

Questa procedura decentrata e` stata suggerita dalla valutazione che senza un rilevante coinvolgimento delle singole sedi e` estremamente difficile assicurare una continuita` ad iniziative del genere. Si e` voluto pertanto sperimentare la realizzabilita` del progetto decentrando sia la fase di distribuzione e di raccolta dei questionari sia quella di raccolta dei dati.

La raccolta finale dei dati e` stata effettuata consentendo l'immissione decentrata dei dati su un sito WWW attivato a Torino. La realizzazione della raccolta dei dati e` stata resa possibile dal lavoro di Alessandra Romero e Ciro Marino che hanno predisposto tutte le procedure necessarie e hanno fornito tutta l'assistenza richiesta dalle diverse sedi.

Le sedi che hanno partecipato a questa indagine sono state in condizioni di far fronte al carico di lavoro richiesto per l'immissione dei dati e cio` fa sperare che, apportati i miglioramenti suggeriti dall'esperienza acquisita, la modalita` organizzativa decentrata possa consentire il radicamento, a cadenze certe, dell'iniziativa.

Man mano che i dati venivano immessi sul sito di Torino, gli stessi sono stati prelevati, sottoposti a procedure di verifica e ad una prima analisi e rimessi a disposizione delle sedi su un altro sito della rete.

Considerata la procedura seguita ci si attendeva fin dall'inizio, come si e` effettivamente verificato, che non tutte le sedi avrebbero potuto, o voluto, partecipare all'iniziativa.

Delle 30 attuali sedi di Corsi di Laurea in Fisica 27 erano in condizione di partecipare a questa indagine (le sedi di Roma III, Como e Alessandria sono di recentissima istituzione): di queste solo 17 hanno distribuito il questionario. Il risultato e` da considerarsi soddisfacente se si tiene conto che anche con la procedura centralizzata precedentemente utilizzata era stato impossibile distribuire il questionario ai laureati di 4 sedi, e che, nel frattempo, e` intervenuta la legge che tutela i dati individuali e che, dalle Segreterie Didattiche di talune sedi, viene interpretata come impedimento alla comunicazione ai Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea degli indirizzi dei laureati.

La procedura decentrata e, in particolare, le discussioni interpretative sulla legge che tutela i dati individuali che si sono avute in talune sedi tra Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea e uffici amministrativi, hanno determinato anche una incertezza, di scarsa rilevanza, nella data di invio dei questionari, che sono stati spediti in un arco di circa tre mesi (orientativamente da dicembre 1997 a febbraio 1998).

Il sistema attivato, nonostante la sua progettazione sia stata realizzata in itinere, ha sostanzialmente funzionato e questo e` di buon auspicio per le prossime iniziativa del genere.

Il presente articolo intende presentare alcuni risultati dell'analisi definitiva dei dati raccolti privilegiando l'analisi dei dati relativi alla situazione occupazionale.

Si tenga presente che fra alcune delle tabelle e delle figure presentate possono verificarsi discrepanze di qualche unita` nei numeri riportati. Le tabelle e le figure sono state prodotte da diversi programmi che generavano gruppi di tabelle e figure la cui generazione ha richiesto l'applicazione di diversi filtri per eliminare risposte anomale contenenti informazioni non specificate o inconsistenti.


2.- I Laureati nel Quadriennio

Diversamente dalla precedente indagine, si e` deciso di suddividere i laureati per anno solare invece che per anno accademico. Questa scelta e` motivata dagli inconvenienti riscontrati da Basile nell'utilizzazione di una suddivisione per anno accademico e dal fatto che anche le analisi ISTAT si riferiscono normalmente agli anni solari.

Nelle diverse colonne, denominate (D) della tabella 2.a, sono riportati i dati dei laureati in Fisica negli anni solari dal 1993 al 1996. I numeri riportati in grassetto sono quelli comunicati dai Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea delle sedi che hanno partecipato al questionario, gli altri sono di fonte ISTAT. Si tenga presente che i dati ISTAT del 1996 sono da considerarsi provvisori, trattandosi di una gentile comunicazione privata dell'ISTAT.

Nonostante ci si sia adeguati alla suddivisione per anno solare, per le sedi che hanno partecipato al questionario e per le quali e` possibile il confronto, sono emerse differenze fra i dati ISTAT e i dati comunicati dai Presidenti. Le maggiori differenze si osservano per l'anno 1996 e potrebbero derivare dalla provvisorieta` dei dati ISTAT. Rimane comunque sorprendente quanto sembri difficile ottenere dei dati completamente affidabili su una grandezza di così facile misurazione come il numero dei laureati per anno solare.

Per completezza nella tabella sono riportati anche i dati relativi alle indagini precedenti. Nella colonna (A) sono riportati i numeri medi dei laureati per anno accademico dell'indagine di G.Tagliaferri (3) (A.A. 59/60-61/62), nelle colonne (B) e (C) quelli dei laureati per anno accademico delle indagini di S.Focardi e N. Tomasini (4) (A.A. 66/67-69/70) e di M.Basile (1) (A.A. 87/88-91/92). I dati mancanti, per alcune sedi e relativi agli anni accademici 68/69 e 69/70, nella tabella fornita da S.Focardi e N. Tomasini sono stati ricostruiti equipartendo fra i due anni accademici la differenza fra il numero dei laureati nel quadriennio e quello dei laureati nei primi due anni accademici. I dati mancanti nella tabella fornita da M.Basile sono stati integrati con le stime o con i dati forniti dallo stesso autore. Anche in questo caso per alcune sedi, in assenza di informazioni sul numero dei laureati nei diversi anni accademici, si e` indicato il numero medio.

Nella figura 2.a e` rappresentato l'andamento nel tempo del numero totale dei laureati in Fisica. I cerchi vuoti rappresentano i dati delle diverse indagini promosse dalla SIF e le rette tratteggiate rappresentano le rette che meglio si adattano, nel senso dei minimi quadrati, ai dati delle indagini piu` lontane nel tempo e piu` recenti. E` curioso notare come le rette siano quasi parallele (i coefficienti angolari ottenuti sono di 64 per i dati piu` vecchi e di 71 per i piu` recenti con incertezze rispettivamente di 4 e 3). I dati delle indagini SIF lasciano scoperta una regione di circa 20 anni nella quale l'iniziale crescita lineare si e` arrestata, per ricomparire alla fine degli anni 80, rappresentata da una retta con approssimativamente la stessa pendenza, della retta rappresentante la precedente crescita lineare, ma traslata verso il basso di circa 1000 unita`.

Per tentare di ricostruire l'andamento del numero dei laureati nel periodo lasciato scoperto dalle indagini SIF si sono utilizzati dati ISTAT, rappresentati in figura dai cerchi pieni. La curva continua e` stata ottenuta adattando a tutti i dati una funzione del tipo:

(A + Bx) + (a +bx)/{1 + exp[(xo - x)/d]} ,

dove il parametro d controlla l'ampiezza della regione centrata attorno ad xo nella quale avviene la transizione dalla prima relazione lineare alla seconda.

Per avere un'idea dell'incertezza delle posizioni del massimo e del minimo sono stati adattati ai dati tre diversi rapporti fra due polinomi di grado massimo 3 (approssimanti di Pade` di ordine non superiore a (3,3)). La linea sottile, appena distinguibile dalla linea grossa e` stata ottenuta annullando il coefficiente del termine di terzo grado a denominatore, le altre due sono state ottenute assumendo nullo il coefficiente del termine di primo grado a numeratore, in un caso, e quello di terzo, nell'altro.

Dall'andamento delle curve si ottiene che il numero dei laureati raggiunge un massimo relativo di poco piu` di 1000 laureati fra il 1973 e il 1976, decresce fino a circa 750 laureati, raggiunti fra il 1983 e il 1984, per poi riprendere a crescere prima lentamente poi, a partire da circa il 1988, piu` vigorosamente.

Una dettagliata analisi del fenomeno non rientra negli scopi di questa indagine. Ci limitiamo pertanto solo a ricordare che, in base a dati ISTAT:

negli anni 1971, 1976, 1981 e 1986 il numero dei laureati nelle discipline del Gruppo Scientifico e` stato di 8900, 11353, 11082 e 10112, rispettivamente;

in questo periodo il numero dei laureati in Corsi di Laurea come Matematica, Chimica, Chimica Industriale e Scienze Naturali si e` quasi dimezzato;

nello stesso periodo si e` manifestata una grossa crescita del numero dei laureati in Scienze Geologiche, Scienze Biologiche, Farmacia e Chimica e Tecnologia Farmaceutica (da 3780 nel 1971 a 6360 nel 1986).

negli anni 1976, 1981 e 1986 i laureati in Scienze dell'Informazione, Corso di Laurea di recente istituzione e competitivo come sbocchi professionali al Corso di Laurea in Fisica, passano da 221 a 323 e 841.

In un periodo caratterizzato da una dinamica così vivace, una variazione di meno di 300 unita` da massimo a minimo puo` essere considerata una sostanziale tenuta del Corso di Laurea in Fisica. Si tenga inoltre presente l'ovvia considerazione che in ogni sistema a risorse limitate le crescite indefinite non sono comunque possibili.

Nelle figure 2.b, 2.c, e 2.d sono rappresentati i numeri dei laureati per anno solare e per sede (i dati delle sedi che hanno partecipato alla presente indagine sono rappresentati da cerchi vuoti). In questa figura, come nella figura precedente, i dati relativi agli anni accademici delle precedenti indagini sono stati traslati (di 4 mesi) per trasformarli, grossolanamente, in anni solari.


3.- Il Questionario

Il principale interesse dell'indagine era di ottenere informazioni recenti sulla situazione occupazionale dei giovani laureati in Fisica.

La presente indagine si rivolge quindi ad un campione di laureati da pochi anni (laureati da un minimo di un un anno ad un massimo di cinque anni) e quindi vede laureati piu` giovani rispetto alla precedente indagine di Basile (1). Questo fatto va tenuto presente quando si confrontano risultati della presente indagine con risultati della precedente.

Per queste ragioni si e` ritenuto opportuno semplificare il questionario utilizzato nell'indagine precedente, spinti anche dalla speranza che un questionario piu` leggero potesse riscontrare un maggior gradimento da parte degli intervistati, incrementando la percentuale delle risposte.

La scheda distribuita ai laureati e` riportata nella figura 3.a.

La semplificazione, come vedremo in seguito, non ha determinato un significativo incremento nelle percentuali delle risposte, anzi alcuni intervistati hanno lamentato l'incompletezza del questionario osservando, nello spazio riservato ai commenti, che si sarebbe potuto fare di meglio!

Lo spazio riservato ai commenti liberi, non presente nel questionario precedente, ha riscontrato un notevole gradimento e alcuni intervistati lo hanno utilizzato ampiamente fornendo valutazioni sulle prospettive dell'occupazione, sul contenuto dei corsi e in generale sull'articolazione e sull'organizzazione del Corso di Laurea. Moltissimi di questi commenti sono risultati sin da subito estremamente interessanti e sono stati resi accessibile alla comunita` tramite il sito WWW sul quale e` stata resa disponibile l'analisi preliminare. Sarebbe forse opportuno, dopo un lavoro di analisi e di classificazione, dedicare a questi commenti un supporto meno virtuale per la loro diffusione.

Si tenga presente che nella scheda relativa all'indagine originalmente svolta a Torino (e successivamente utilizzata erroneamente anche dalle sedi di Ferrara, Genova e Palermo) erano assenti le domande relative all'anno e mese di inizio del servizio militare o civile, all'anno accademico di iscrizione all'Universita` e al voto di laurea. Era inoltre assente la domanda sull'eventuale attivita` lavorativa durante gli studi. Nel questionario utilizzato da queste sedi era inoltre presente solo la richiesta dell'anno e mese di prima occupazione e non la richiesta separata per tipo di occupazione. Nella standarizzazione dei dati si e`, arbitrariamente, ipotizzato che la data indicata si riferisse al tipo di occupazione indicato nella riga precedente.

La semplificazione operata nella stesura del questionario ha reso, comunque, difficile attribuire un preciso significato alle date di prima occupazione indicate anche nel questionario utilizzato dalla maggior parte delle sedi. Solo pochi laureati attualmente occupati stabilmente hanno indicato anche una data di prima occupazione a tempo determinato. Rimane il dubbio se cio` significhi che hanno trovato direttamente una occupazione stabile o se abbiano ritenuto non importante fornire la data di inizio di un eventuale, e precedente, rapporto di lavoro a tempo determinato.

Ulteriori problemi di interpretazione della reale condizione occupazionale dei laureati sono stati determinati dalla mancanza di domande che consentissero di conoscere la situazione degli intervistati in merito alle eventuali attivita` post laurea, ovvero se le attivita` indicate fossero o meno concluse e da quando. Poiche` l'indagine si rivolge a giovani laureati quest'ultimo problema (come di vedra` nel capitolo 6.3) riguarda principalmente i laureati che hanno indicato coma attivita` post laurea la voce generica Altro e solo in parte coloro che hanno indicato la voce Specializzazione e meno ancora coloro che hanno indicato la voce Dottorato

Nella tabella 3.a sono riportati i risultati delle risposte al questionario delle singole sedi e globalmente.

Dalla tabella si osserva come la percentuale totale delle risposte (56%) sia praticamente eguale a quella dell'indagine precedente (54%)(1 Tab. IIa). Anche la percentuale delle risposte nelle singole sedi e` per lo piu` immutata. Le uniche rilevanti variazioni sono riscontrabili a Palermo (in diminuzione del 52% al 27%) a Messina (in aumento dal 39% al 69%) e a Lecce (in aumento dal 36% al 94%). Quest'ultimo dato, particolarmente anomalo, discende dalla scelta operata dal Presidente del Consiglio di Corso di Laurea di quella sede di effettuare l'intervista per via telefonica, dopo aver fatto effettuare le ricerche necessarie per individuare il recapito telefonico dei laureati; ricerche che hanno avuto esito negativo solo per tre laureati di cittadinanza italiana e due stranieri.

Nella precedente analisi di Basile si e` discusso il problema di una eventuale distorsione dei risultati che potrebbe essere prodotta da una non rappresentativita` del campione. Poiche` la percentuale delle risposte sembra risultare stabile nel tempo e` ragionevole ipotizzare che il campione sia rappresentativo almeno nell'ambito di indagini conoscitive promosse da un ente, come la SIF, al quale le persone contattate, forse, non attribuiscono l'autorevolezza dovuta ad un ente istituzionalmente preposto alla conduzione di indagini statistiche.

Si tenga, in proposito, presente che il tasso di risposte ottenuto dall'ISTAT nell'indagine 1995 sull'inserimento professionale dei laureati e` risultato pari al 64% (5 p.33), superiore di meno di 10 punti a quello ottenuto nella nostra indagine.


4.- Carriera dei Laureati

Delle informazioni raccolte sulla carriera degli studenti ci si limitera` a presentare una serie di tabelle sulle percentuali di risposte, per sede e totali, alle diverse domande corredate da qualche commento. Alcuni dei Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea che hanno partecipato al questionario hanno giustamente fatto notare che si tratta, per lo piu`, di dati noti e ottenibili, almeno in linea di principio, dalle Segreterie Studenti e che i dati ottenuti ufficialmente dalle Segreterie dovrebbero essere considerati la naturale e certa fonte delle informazioni sulla carriera degli studenti. In considerazione dell'importanza del problema, sara` dedicato una maggior attenzione solo alla discussione dei risultati sulla durata degli studi.


4.1 - Durata degli Studi

Il problema dell'eccessiva durata degli studi degli studenti che conseguono la laurea in Fisica e` ben presente alla maggior parte dei membri della comunita` dei Fisici.

La ben nota asimmetria della distribuzione dei tempi impiegati per conseguire la laurea fa si che non sia significativo caratterizzare questa distribuzione con i parametri che vengono comunemente utilizzati (valor medio e deviazione standard); il valor medio non coincide ne` con la mediana ne` con la moda e non e` noto il contenuto di probabilita` entro prefissate distanze dalla media.

In indagini precedenti (6) si e` osservato come la distribuzione sperimentale dei dati sulla durata degli studi sia riprodotta da una distribuzione di Landau.

Poiche` l'adattamento di una distribuzione teorica ad una sperimentale richiede un campione di numerosita` sufficientemente elevata, per analizzare i dati sulla durata degli studi raccolti nella presente indagine si e` preferito sottoporre a verifica l'ipotesi che la velocita` di laurea, definita come l'inverso del tempo impiegato per conseguire la laurea, sia normalmente distribuita, controllando l'asimmetria e la curtosi della sua distribuzione.

Per quasi tutte le sedi le asimmetrie e le curtosi delle distribuzioni della velocita` degli studi risultano in ragionevole accordo con quelle che ci si possono attendere per un campionamento da una distribuzione normale. Si e` riscontrato solamente un eccesso di asimmetria nella velocita` degli studi dei laureati di Roma 2 e di curtosi in quelli di Milano e Padova.

Nella diverse colonne della tabella 4.1.a, per le sedi per le quali e` stato possibile analizzare la durata degli studi, sono riportati la numerosita` del campione N, il valor medio V (in anni-1) e la deviazione standard SV delle distribuzioni delle velocita`, e la mediana Tm e moda TM delle corrispondenti distribuzioni dei tempi. Per il calcolo di Tm e TM si sono utilizzate le formule:

Tm=1/V

e

TM={sqrt[V2+2 (2 SV)2]-V}/ (2 SV)2.

Il confronto dei valori ottenuti per queste grandezze nella presente indagine con quelli della precedente e` stato reso possibile dalla cortesia di Maurizio Basile che ci ha comunicato i valori calcolati, a partire dai dati in suo possesso, delle medie e delle deviazioni standard della velocita` degli studi per tutte le sedi che avevano partecipato all'indagine precedente. Nella tabella di tutti questi valori sono riportati solo quelli delle sedi che hanno partecipato alla presente indagine. I dati relativi al totale delle sedi, nelle colonne contenenti i dati di Basile, si riferiscono a tutte le sedi che hanno partecipato alla precedente indagine.

Dal confronto fra i risultati della precedente e della presente indagine si osserva che la situazione non e` cambiata in modo significativo per quasi nessuna delle sedi. Effettuando un test di Student sull'ipotesi che le medie ottenute per le diverse sedi nelle due indagini siano eguali (ipotesi nulla), contro l'ipotesi alternativa che le medie siano diverse, e fissando un livello di significativita` del 15%, si ottiene che deve essere accettata l'ipotesi nulla per tutte le sedi ad esclusione di Messina e Napoli. Per queste due sedi la probabilita`, supposta vera l'ipotesi nulla, di ottenere differenze fra le medie, in valore assoluto, superiori a quelle osservate risulta inferiore al 5% (3.7% per Napoli e 1.9% per Messina).

Per tutte le sedi i valori ottenuti per le mediane della durata effettiva degli studi risultano minori, di circa 5 mesi, dei valori medi.

Nella tabella, nella quale le sedi sono state ordinate per mediane dei tempi impiegati a conseguire la laurea crescenti, sembra apparire una maggior concentrazione di sedi settentrionali nella parte alta e di sedi meridionali nella parte bassa. Potrebbe essere interessante cercare di capire l'origine del fenomeno che e` improbabile si sia manifestato per caso.

Nella tabella 4.1.b sono date le percentuali degli studenti che hanno conseguito la laurea in diversi intervalli di tempo, per le diverse sedi e per il totale del campione considerato.

Nella figura 4.1.a sono rappresentate le distribuzioni dei tempi (cerchi pieni e scale in basso e a sinistra) e delle velocita` di laurea (cerchi vuoti e scale in alto e a destra). Le linee tratteggiate sono state ottenute utilizzando i valori di V e di Sv dati nella tabella 4.1.a, mentre quelle continue sono state ottenute adattando ai dati le distribuzioni dei tempi e delle velocita`. Le stime di V e di Sv che si ottengono dalla procedura di adattamento sono in perfetto accordo con quelle ottenute dal calcolo della media e della deviazione standard.

Per quanto riguarda l'eta` di laurea ci limitiamo ad osservare che, nell'ipotesi in cui la durata degli studi e l'eta` di immatricolazione siano delle variabili casuali scorrelate, la distribuzione dell'eta` di laurea si riduce alla convoluzione della distribuzione dell'eta` di immatricolazione e della distribuzione del tempo di laurea. Nella figura 4.1.b l'istogramma rappresenta la distribuzione percentuale delle eta` di immatricolazione (scala di sinistra) e i cerchi aperti rappresentano la distribuzione delle eta` di laurea (scala di destra). Considerato il fastidio e lo scarso interesse non si e` voluto calcolare esattamente la convoluzione e ci si e` limitati a calcolare la distribuzione attesa concentrando gli immatricolati nel punto centrale della classe piu` probabile e nei punti centrali delle diverse classi, e utilizzando i valori calcolati di V e di Sv.

I risultati ottenuti sono rappresentati in figura, rispettivamente, dalle linee sottili continua e tratteggiata. La linea continua, ignorando gli effetti della convoluzione, produce una distribuzione piu` stretta di quella osservata, mentre la curva tratteggiata risulta in eccellente accordo con i dati osservati.

La curva continua grossa e` stata invece ottenuta forzando una distribuzione, traslata, dei tempi di laurea ad adattarsi alla distribuzione osservata.

Come curiosita` si puo` osservare che, dai dati forniti dagli intervistati, risulta che circa il 13% dei laureati in Fisica sono anticipatari, nel senso che si sono immatricolati con un anno di anticipo rispetto all'eta` prevista per una regolare carriera scolastica precedente. Potrebbe essere di un certo interessa sapere, primo: se questa percentuale e` vera, secondo: se la percentuale degli anticipatari che si iscrivono a Fisica e` in accordo con il dato corrispondente per tutti i Corsi di Laurea.

Sempre come curiosita` il record della minor eta` di immatricolazione sembra spettare ad un laureato di Cosenza che sarebbe nato nel novembre 1972 e si sarebbe immatricolato nell'anno accademico 1989/1990, ad un eta` di 17 anni esatti, e che pertanto risulterebbe anticipatario di 2 anni. Non e` difficile immaginare come cio` sia possibile: basta saltare la prima elementare e l'ultimo anno delle scuole superiori (ricordiamo che ai sensi dell'art. 1 del decreto legislativo luogotenenziale 5 aprile 1945, n.227, e dell'art. 44 del regio decreto 4 maggio 1925, n.653, tuttora in vigore, agli studenti del penultimo anno delle scuole superiori e` consentita l'abbreviazione del corso di studi per merito o per obblighi di leva). A questa categoria di persone appartiene lo studente che ha conseguito la laurea alla minore eta`, che risulta essere uno studente nato nel maggio del 72, immatricolato nell'anno accademico 89/90 all'eta` di 17 anni e mezzo, e laureatosi a Messina nel giugno del 1994 all'eta` di 22 anni e un mese.

La curiosita` di conoscere il record del tempo impiegato per conseguire la laurea non puo` essere soddisfatta perche` nel questionario mancavano domande che consentissero di escludere dall'analisi i laureati con carriere universitarie precedenti alla loro iscrizione al Corso di Laurea. I dati sono stati filtrati escludendo quelli per i quali il tempo di laurea risultava minore di 3.5 anni (equivalente grossolanamente ad una laurea conseguita prima dell'inizio della sessione estiva del IV anno), ma non si puo` escludere che i dati residui siano contaminati.

Per concludere l'analisi sulla durata degli studi e` doveroso il confronto dei risultati ottenuti sulla durata effettiva degli studi con dati ISTAT. Il confronto non e` immediato perche` l'ISTAT presenta i dati sulla durata degli studi per anno di corso. Per i laureati del 92 risulta (5 p.195) che le percentuali dei laureati in Fisica in corso, fuori corso di 1, 2, 3 e piu` di 3 anni sono, rispettivamente, di 3.1, 25.0, 25.3, 23.1 e 23.5.

Assumendo che questi laureati corrispondano a quelli che impiegano, a partire dal primo novembre dell'anno di immatricolazione, meno di 4.5, 5.5, 6.5, 7.5 e piu` di 7.5 anni, le percentuali che si ottengono dai dati di questa indagine sono, rispettivamente, di 2.5, 19.4. 24.9. 18.9 e 34.5.

Supponendo che i laureati in Fisica abbiano risposto come il totale degli intervistati, la numerosita` del campione ISTAT e` stimabile in 157 unita`. Utilizzando questo dato si ottiene che, con un livello di confidenza di circa il 6% la distribuzione ISTAT e la nostra possono essere considerate provenienti dalla stessa popolazione.

Nel confronto delle distribuzioni delle eta` dei laureati il disaccordo risulta ancora minore e possiamo essere confidenti a circa il 19% nell'ipotesi della provenienza dalla stessa distribuzione.


4.2 - Voti di Laurea

Nella tabella 4.2.a sono fornite, per le diverse sedi e per il totale del campione, le percentuali degli studenti che hanno conseguito la laurea con votazione compresa entro diversi intervalli.

Le percentuali dei laureati con 110 e lode ottenute nella presente indagine e nella precedente (1 Tab. IIIa) risultano, tenuto conto di una ragionevole stima dell'incertezza delle percentuali, in buon accordo. La maggior discrepanza, un aumento di 32 punti percentuali, si riscontra per la sede di Palermo, ma per questa sede la somma delle deviazioni standard delle due percentuali e` stimabile in 27 punti. Situazioni analoghe si verificano per le sedi di Bologna, Lecce e Trento.

Come nella precedente indagine, quasi esattamente il 50% del totale dei laureati consegue la laurea con un voto superiore a 109. Di conseguenza nel 50% dei casi il piu` rappresentativo strumento di misura della qualita` finale del laureato da` il valore di fondo scala. Se si pensa al voto di laurea come ad un numero che dovrebbe poter essere utilizzato da un possibile datore di lavoro per valutare la qualita` di un laureato in Fisica, ci si puo` domandare se non sia il caso di concordare una lenta e graduale ritaratura della scala dei voti di laurea per fare in modo che il valore di fondo scala sia raggiunto solo da una ragionevole percentuale dei laureati.

I dati ottenuti per il nostro campione sono in buon accordo con i dati del campione ISTAT (5 p. 189) sui laureati del 1992 (2.8 minore di 91, 8.6 da 91 a 100, 20.1 da 101 a 105, 30.6 da 106 a 110 e 38.1 110 e lode). Puo` essere interessante notare che gli stessi dati ISTAT indicano che, fra i laureati del Gruppo Scientifico, sono proprio i laureati in Fisica che detengono il primato della piu` alta percentuale di 110 e lode. In ordine decrescente di percentuali di 110 e lode risultano essere i Corsi di Laurea in Fisica (38.1), in Chimica (37.2), in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (31.7), in Scienze Naturali (29.6), in Matematica (27.4), in Scienze Biologiche (27.3), in Chimica Industriale (27.0), in Scienze dell'Informazione (16.4), in Scienze Geologiche (15.9), e in Farmacia (13.1).

Solo per completezza si fa presente che, non attribuendo un valore numerico alla lode, la media e la deviazione standard campionaria dei voti di laurea, calcolate sui 1801 laureati che hanno specificato il voto di laurea, risultano essere di 106.5 e di 4.9, in eccellente accordo con il risultato ottenuto da Basile di 106.3 per la media e di 0.1 per la sua deviazione standard (1 Tab. 3a).

Per le caratteristiche della distribuzione dei voti di laurea questi numeri non possono essere direttamente utilizzati per ottenere intervalli di confidenza. Se si e` interessati ad ottenere intervalli di confidenza si tenga presente che la distribuzione dei voti di laurea risulta ben approssimabile con una distribuzione normale se ci si limita a considerare la sua parte relativa ai voti di laurea minori di 110.

Nella figura 4.2.a i cerchi aperti rappresentano le probabilita` (percentuali) dei singoli voti e la curva discontinua rappresenta la funzione, composta da una distribuzione normale per valori minori di 108.5 e dalla funzione complementare della corrispondente funzione di distribuzione cumulativa per valori maggiori di 108.5, che meglio si adatta ai punti e cui corrisponde un livello di confidenza di circa il 15%. Il valor medio della distribuzione normale risulta essere di 109.6 e la sua deviazione standard di 7.2 con delle incertezze stimabili, per entrambe le grandezze, di 0.2. Si tenga comunque presente che per ottenere questo risultato non si sono considerati i dati corrispondenti ai voti di laurea di numerosita` inferiore a 5 e al voto di 109.


4.3 - Tipi di Tesi

Anche nella presente indagine era presente una domanda sul tipo di tesi di laurea che prevedeva l'indicazione di tre tipi di tesi: Teorica di Ricerca, Sperimentale di Ricerca e Compilativa. Circa un 10% dei laureati non ha fornito una risposta alla domanda ritenendo, presumibilmente, la suddivisione proposta inadeguata al tipo di tesi svolta. Le percentuali relativi ai tre tipi di tesi risultano praticamente identiche a quelle riscontrate da Basile nell'analisi precedente (1 Fig. 13). Nella precedente indagine era stato osservato un sistematico incremento, nel quinquennio considerato, delle tesi teoriche a scapito di quelle sperimentali. Il risultato della presente indagine sembra indicare l'arresto del fenomeno.

Per quanto riguarda i tipi di tesi di laurea, dalla tabella 4.3.a, si puo` inoltre osservare come i dati siano ben omogenei fra tutte le sedi, i pochi valori percentuali che si discostano dai corrispondenti valori medi si rifericono a sedi con un piccolo numero di risposte.


4.4 - Argomenti di Tesi

Le percentuali ottenute per gli argomenti di tesi sono riportate nella tabella 4.4.a.

Rispetto al questionario precedente nella specificazione dell'argomento della tesi si e` introdotta una generica dizione Fisica della Materia in sostituzione della precedente Fisica dello Stato Solido, si e` introdotto una dizione Teorica e si e` eliminata la precedente opzione Altro (specificare).

Nella precedente indagine ben il 22% dei laureati aveva indicato come argomento di tesi Altro, nella presente poco piu` del 5% non ha indicato l'argomento di tesi (nonostante alcuni abbiano protestato, nei commenti, per la ristrettezza delle opzioni proposte).

Queste differenze rendono non immediato il confronto con l'indagine precedente (1 Fig. 15). Risultano, comunque, in diminuzione (di circa 3 punti percentuali) le tesi in Astrofisica e in Fisica Subnucleare e in significativo aumento le tesi in Geofisica (circa 4 punti) e in Fisica Sanitaria (circa 3 punti). L'argomento inserito per tesi Teoriche totalizza circa un 7% e il cambiamento di denominazione da Fisica dello Stato Solido a Fisica della Materia realizza un incremento di circa 5 punti percentuali. I restanti argomenti, escluso Fisica Matematica che resta stazionario, realizzano tutti un incremento di circa un punto percentuale.

Diversamente da quanto precedentemente osservato per i Tipi di Tesi, le differenze delle percentuali fra le diverse sedi sono, come ci si poteva aspettare, rilevanti. Le tradizioni delle diverse sedi sono diverse e la variabilita` delle percentuali delle singole righe sono molto forti. L'unico dato comune che pare emergere e`, con la sola esclusione delle sedi di Bologna, Palermo e Torino, la dominanza degli argomenti di tesi in Fisica della Materia, dominanza che diviene schiacciante nelle sedi di piu` recente istituzione (Cosenza, Trento e Roma 2).

Le rilevanti diversita` fra le diverse sedi e la mancanza nella presente indagine di numerose sedi puo` aver causato distorsioni, difficilmente valutabili, nei risultati ottenuti.


4.5 - Attivita` Lavorativa Durante gli Studi

Una delle domande del questionario si riprometteva di verificare la situazione occupazionale dei laureati antecedente al conseguimento della laurea.

Le percentuali delle riposte sono date nella tabella 4.5.a. Il 60% dei laureati dichiara di non aver lavorato prima della laurea, in eccellente accordo con il dato della precedente indagine (1 Fig.21).

Questo numero mal si confronta con il 78% dei laureati in Fisica nel 1992, e che nel 1995 lavorava, che, in risposta ad una analoga (ma non identica) domanda presente nel questionario ISTAT (5 p.51), ha dichiarato di non lavorare prima del conseguimento della laurea. Si tenga infatti presente che le incertezze sono stimabili per il nostro dato in un punto percentuale e in tre punti percentuali per il dato ISTAT.

E` presumibile che le dizioni, con continuita` e saltuariamente, usate nei nostri questionari per indicare eventuali attivita` lavorative svolte durante gli studi, siano state considerate piu` estensivamente di quelle usate dall'ISTAT ( lavori stabili e precari o occasionali).


5.-Inserimento nel Mondo del Lavoro


5.1-Attivita` di Studio Post-Laurea

Le percentuali ottenute per le attivita` di studio post laurea sono date nella tabella 5.1.a.

La semplificazione attuata nel questionario sull'attivita` post laurea rende impossibile un confronto fra i dati ottenuti e quelli della precedente indagine di Basile. Nel precedente questionario venivano maggiormente dettagliate le diverse attivita` e si chiedeva di distinguere fra attivita` concluse ed attivita` in corso.

Per quanto riguarda il Dottorato di Ricerca dall'indagine Basile risultava che circa 560 laureati su 2444 avevano in corso attivita` di Dottorato o avevano conseguito il titolo. Questi numeri corrispondono ad una percentuale di circa il 23%, in buon accordo con la rilevazione della presente indagine. Non ci sono vistose differenze nemmeno nelle percentuale, calcolata nel modo precedente, corrispondente alle scuole di specializzazione, che risultavano essere di circa il 6.5% nell'indagine precedente (circa 160 laureati) e risultano attualmente dell'8%.

Puo` essere interessante cercare di confrontare le percentuali dei laureati in Fisica con attivita` di dottorato in corso o conclusa con le stesse percentuali relative a tutti i laureati.

Dall'indagine ISTAT sulla situazione occupazionale al 1995 dei laureati nel 1992 risulta (5 p.173) che su 88318 laureati 3717 hanno concluso (106), o stanno svolgendo (3273), o hanno interrotto (338) le attivita` del Dottorato di Ricerca. Questi numeri corrispondono ad una percentuale del 4.2%, da confrontarsi con il 22% della presente indagine limitata ai laureati in Fisica.

Sempre dalla stessa indagine ISTAT (5 p.175), limitandosi ai soli laureati del Gruppo Scientifico, risulta che su 11310 laureati 1282 hanno concluso (34), o stanno svolgendo (1206), o hanno interrotto (42) le attivita` del Dottorato di Ricerca. Questi numeri corrispondono ad una percentuale del 11.3%, pari a circa la meta` della corrispondente percentuale dei laureati in Fisica.

Questi numeri devono essere tenuti ben presenti nell'analisi delle prospettive di lavoro dei laureati in Fisica. Indagini fatte ad una distanza dalla laurea inferiori o di poco maggiori ai 3 anni sono pesantemente distorte da una presenza di laureati, che svolgendo attivita` di dottorato sono sottratti al mercato del lavoro, in percentuale doppia rispetto al totale dei laureati del Gruppo Scientifico e quintupla rispetto al totale dei laureati.

Nella successiva analisi dei dati sulla situazione occupazionale si tentera` di tener conto di questa distorsione.


5.2-Attuale Occupazione

Dal confronto dei risultati globali sulla attuale occupazione, riportati nella tabella 5.2.a, con i dati corrispondenti di Basile (1 Fig.33) si ottengono percentuali invariate per la risposta occupazione saltuaria e non occupato, se interpretiamo come non occupati i laureati che non hanno risposto alla domanda. Le differenze che si osservano fra la percentuale degli occupati stabilmente ottenuta da Basile (47%) e il 39% attuale puo` ben essere attribuita al diverso intervallo di tempo considerato nelle due indagini.

Nella tabella emergono vistose differenze fra i laureati in sedi inserite in realta` economiche diverse. Si distingue un 55% di laureati della sede di Milano occupati stabilmente, che contrasta con la situazione dei laureati, nella stessa condizione occupazionale, delle sedi di Cosenza (10%), Lecce (13%) e Palermo (14%). Queste ultime tre sedi sono inoltre quelle con le maggiori percentuali di laureati occupati a tempo determinato.

L'assenza di un robusto tessuto industriale nel bacino di utenza di queste sedi orienta, come vedremo di seguito, la ricerca del lavoro verso settori nei quali l'occupazione stabile e` un miraggio.


5.3-Enti di Impiego

Le percentuali sugli enti di impiego, date nella tabella 5.3.a, sono state calcolate considerando solo le risposte dei laureati che, alla domanda sull'attuale occupazione, hanno indicato una occupazione stabile o a tempo determinato o saltuaria. Il confronto fra i dati ottenuti nella presente indagine e i corrispondenti dell'indagine di Basile (1 Tab.44a) indica percentuali sostanzialmente immutate per il comparto Universita` e Ricerca (27% contro il 26%), modesti incrementi per il Commercio (3% contro 1.4%) ed Enti Locali (4% contro il 2.9%). Rilevanti variazioni si manifestano negli altri comparti: in particolare la Scuola passa dal 29% precedente all'11% attuale, l'Industria dal 27.5% al 35% e gli Altri settori dal 12% al 21% (ottenuto sommando i laureati che hanno esplicitamente indicato la voce Altro a quelli che non hanno specificato nessuna voce).

Non e` purtroppo possibile effettuare un riscontro dei risultati dei nostri questionari con i risultati ISTAT (5) perche` i dati relativi al ramo di attivita` economica sono presentati aggregati per gruppi di lauree. Dall'indagine ISTAT (5 p.89) risulta comunque che nel 1995 il 39.7% dei laureati nel 1992 occupava la posizione di Insegnante. Per come era strutturato il questionario ISTAT, questo dato non poteva includere i laureati con attivita` di formazione post-laurea in corso.

I tre dati relativi a chi rispose al questionario ISTAT di essere Insegnante (circa il 40%) e a chi ha risposto al precedente questionario (il 29%) e all'attuale (l'11%) di essere impiegato nella scuola sono in vistoso disaccordo.

Parte di questo disaccordo e ` attribuibile alla presenza, nelle nostre indagini, del contributo di laureati con attivita` post-laurea in corso, che e` assente nell'indagine ISTAT. In entrambe le nostre indagini circa 500 laureati dichiarano come ente di impiego l'Universita` o Enti di Ricerca. Togliendo, per esercizio e per intero, questo numero dal totale dei laureati che indicano il datore di lavoro, la percentuale dei laureati che lavora nella scuola sale, nell'indagine Basile, a circa un 37% (in buon accordo con il dato ISTAT) ma nella presente indagine si arresta a circa un 15%.

E` difficile pensare che il persistente disaccordo, fra il dato della presente indagine e il dato ISTAT, sia attribuibile esclusivamente ad una maggior propensione, che dovrebbe essersi manifestata vistosamente solo in occasione del nostro ultimo questionario, dei laureati impiegati nella Scuola a rispondere al questionario ISTAT piuttosto che ad un questionario inviato dalla SIF o dal proprio Corso di Laurea.

Appare piu` ragionevole ritenere che le ben note difficolta` che negli ultimi anni si sono frapposte all'inserimento nel mondo della scuola possano aver determinato la maggior parte del decremento della percentuale dei Fisici che si orienta verso l'insegnamento. Questa congettura e` suffragata dall'aumento degli occupati nell'industria e in settori diversi da quelli esplicitamente indicati.

Il fatto che le uniche sedi nelle quali la percentuale degli occupati nella scuola si avvicina al 30% siano le sedi di Cosenza, Lecce e Palermo fornisce ulteriore credibilita` alla congettura: dove il tessuto industriale e` meno sviluppato la scuola, nonostante le accresciute difficolta` di inserimento, continua ad apparire uno sbocco possibile ed attraente. Per le due altre sedi meridionali quest'ultima considerazione sembra non valere affatto per Napoli e valere solo parzialmente per Messina.


5.4-Settori Industriali

Nella precedente indagine la specificazione del tipo di industria nella quale il laureato era, eventualmente, occupato era lasciata al compilatore del questionario. Nell'attuale questionario si e` offerta direttamente una scelta fra diverse opzioni lasciando, la possibilita` (che nessuno ha utilizzato) di indicare altri settori. La minor risoluzione utilizzata nel presente questionario rende non agevole il confronto dei risultati, riportati nella tabella 5.4.a, con quelli della precedente indagine (1 Tab.IX). Il settore elettronico e` comunque sostanzialmente stabile (al 28% dal 31%), cosi` come il settore meccanico (al 15% dal 16% precedente, ottenuto sommando le voci aereonautico e spaziale, automobilistica e componenti, impiantistica-meccanica-siderurgia e navale). Sembra in aumento il settore informatico (al 47% dal 34% precedente, ottenuto sommando informatica e telecomunicazioni e media), il resto e` poca cosa.

Nella tabella spicca un 83% di impiegati nel settore elettronico di Messina ed e` difficile non connettere questo risultato alla presenza degli impianti della ST Microelectronics (ex SGS-THOMSON) a Catania (i 9 laureati che dichiarano di lavorare nel settore elettronico indicano la provincia di Catania come provincia dell'attivita` lavorativa). Si distingue inoltre un 76% di impiegati nel settore informatico a Napoli.

Questi due risultati spiegano le eccezioni alla precedente osservazione sugli enti che danno lavoro ai laureati delle Universita` meridionali. I laureati di Messina usufriscono della presenza di un importante insediamento industriale in una provincia limitrofa, quelli di Napoli dello sviluppo del settore dei servizi nella capitale nazionale (dei 17 laureati a Napoli che lavorano nel settore informatico 6 lavorano a Roma, 5 a Napoli, 4 in altre provincie campane e 2 in altre provincie nazionali).

L'effetto capitale e` ben visibile anche nelle percentuali dell'81% e 86%, rispettivamente di Roma 1 e Roma 2, ancora relative al settore informatico.

Complessivamente le differenze fra le diverse sedi sono notevoli e cio` deriva in parte da una modesta numerosita` del campione e in parte da note differenze territoriali nello sviluppo dei diversi settori industriali. Che Torino abbia una percentuale di impiegati nel settore meccanico piu` che doppia rispetto al dato nazionale e` un fatto che non desta alcuna meraviglia, e che e` ben noto sin dall'indagine Focardi e Tomasini (4 p.333).


5.5-Sedi di Impiego

Nel presente questionario era omessa la richiesta di specificare la provincia di residenza al momento della laurea non e` pertanto possibile presentare i dati in una forma che consenta il confronto con i risultati pubblicati del questionario precedente. La tabella 5.5.a e` data solo per memoria e per permettere un confronto sull'unica risposta confrontabile con i risultati di Basile: la percentuale degli occupati all'estero. Questa percentuale non sembra essere cambiata significativamente, risultava essere di circa il 7.5% (1 Fig.42a) attualmente e` intorno al 6%.

Si tenga comunque presente che la distorsione presente in questi dati, come gia` fatto notare da Basile, puo` essere importante. E` molto piu` probabile che non abbiano risposto al questionario i laureati attualmente occupati in una provincia diversa da quella di residenza durante gli studi che gli altri.

Una piu` dettagliata analisi delle provincie di impiego e` differita ad un capitolo successivo.


5.6-Rilevanza della Laurea

Il precedente questionario prevedeva, per la valutazione della rilevanza della laurea rispetto all'attuale occupazione, risposte piu` articolate distinguendo: indispensabile, importante, indifferente al tipo di laurea, indifferente al non essere laureato e non so. Nel presente questionario si e` offerta una scelta dicotomica: o si o no. Nella precedente indagine (1 Fig.50) il 40% aveva dichiarato indispensabile la laurea in Fisica ed il 44% l'aveva ritenuta importante. Nel presente questionario il 67% ha risposto si il 30% no e il 3% si e` astenuto dal rispondere. Si osservi come la percentuale dei si nella tabella 5.6.a corrisponda, grossolanamente, alla somma della vecchia percentuale ottenuta da indispensabile e della meta` della precedente percentuale ottenuta da importante.


6.-Analisi dei Dati sulla Situazione Occupazionale


6.1-I Panorami dell'Occupazione

L'analisi delle reali prospettive di occupazione dei laureati in un Corso di Laurea, oltre che per soddisfare un accademico desiderio di conoscenza, dovrebbe essere finalizzata a fornire informazioni attendibili e utili per l'orientamento della scelta degli studenti che, al termine delle scuole medie superiori, decidono di continuare gli studi.

In questa ottica metodologie di acquisizione delle informazioni basate su campioni di numerosita` limita, e che non consentono di analizzare i dati in corrispondenza a diverse tipologie di laureati risultano di scarsa utilita`.

Non si puo` nemmeno sperare che la molteplicita` delle variabili, che influenzano il collocamento di un laureato nel mondo del lavoro, possa dissolvere in un brodo termodinamico le specificita` culturali dei diversi Corsi di Laurea.

Per essere piu` espliciti: limitarsi a fornire informazioni sulle percentuali dei laureati che a una certa distanza di tempo dalla laurea risultano non occupati o occupati, e a che titolo, puo` rappresentare un esempio di disinformazione piuttosto che di informazione.

Il panorama dell'occupazione e` estremamente complesso e si puo` presentare al neo laureato con prospettive estremamente diverse a seconda delle sue diverse condizioni e/o aspettative.

Nei sottocapitoli seguenti saranno analizzati alcuni aspetti che determinano queste diverse prospettive occupazionali.


6.2-Situazione Occupazionale per Attivita` Lavorativa Durante gli Studi

La figura 6.2.a presenta la situazione occupazionale dei laureati nei diversi anni solari dell'indagine e del loro totale.

Le barre bianche si riferiscono al totale dei laureati e rappresentano graficamente i valori numerici dati nell'ultima colonna della tabella 5.2.a, consentendo di apprezzare visivamente come non sia trascurabile la percentuale dei laureati che dichiarano Nessuna Occupazione o che non specificano uno stato occupazionale, in totale piu` del 15%. Questo dato, medio nel periodo dell'indagine, e` ovviamente penalizzato dalla presenza dei laureati nel 1996, e la figura permette di apprezzare come all'aumentare della distanza dalla laurea diminuisca la percentuale dei laureati Non Occupati. Questa diminuzione sembra realizzarsi attraverso una corrispondente crescita degli occupati stabilmente, mentre le percentuali di occupati a tempo determinato e saltuariamente rimangono sostanzialmente costanti.

La figura 6.2.b presenta la situazione occupazionale disaggregata per diverse attivita` svolte durante gli studi. Ai dati presentati in queste figure non contribuiscono, ovviamente, quelli dei laureati nelle sedi di Ferrara, Genova, Torino e Palermo.

La miglior situazione occupazionale si manifesta per i laureati che hanno svolto attivita` lavorativa continua. Il 92% di questo campione dichiara una occupazione stabile o a tempo determinato e circa il 3% una occupazione saltuaria. Cio` non desta meraviglia: la maggior parte di questi laureati aveva gia` un vero impiego prima di laurearsi. Ad esempio, di questi 119 laureati 86 indicano una data di occupazione stabile e 81 di queste date sono antecedenti alla laurea.

Dei laureati che non hanno svolto attivita` lavorativa, lavorano stabilmente e a tempo determinato circa il 35% e il 41%, rispettivamente. Le corrispondenti percentuali di chi ha dichiarata una attivita` lavorativa saltuaria risultano del 45% e 38%, e quelle di chi non ha risposto alla domanda sull'attivita` svolta durante gli studi sono del 24% e 56%.

I laureati che hanno dichiarato di lavorare saltuariamente durante gli studi hanno prestazioni che risultano solo lievemente migliori di quelle dei laureati che non hanno lavorato durante gli studi; i laureati che non hanno risposto alla domanda dull'attivita` lavorativa durante gli studi, pur tenuto conto della bassa statistica, sono quelli con la minor percentuale di occupati stabilmente e quelli con la maggior percentuale risposte non date alla domanda sulla attuale situazione occupazionale!


6.3-Situazione Occupazionale per Attivita` Post-Laurea

I quattro inserti della figura 6.3.a rappresentano la situazione dei laureati per diverse attivita` post laurea ed evidenziano come le condizioni occupazionali risultino completamente diverse a seconda dell'attivita` post laurea svolta.

Il confronto dell'inserto relativo ai laureati che non hanno svolto nessuna attivita` post laurea con la figura 6.2.a, relativa al totale dei laureati consente di apprezzare come le percentuali degli occupati e degli occupati stabilmente di questo sottoinsieme sia superiore di piu` di 5 e 15 punti percentuali, rispettivamente, delle corrispondenti percentuali relative a tutti i laureati.

Per questo gruppo di laureati, se assumiamo come data di riferimento della nostra indagine il 31 dicembre 1997, si puo` stimare dalla figura (mediando le barre corrispondenti al 1994 e al 1995) che ad una distanza di tre anni dalla laurea lavorino stabilmente, a tempo determinato, e saltuariamente, rispettivamente il 58%, 31%, e 7% dei laureati: praticamente tutti!

Perche` la situazione del totale dei laureati appaia meno rosea e` evidente se si tiene conto che hanno indicato una attivita` post laurea 1192 laureati, corrispondenti al 52.6% del totale. Di questi 490 (pari al 41.1%) hanno indicato un dottorato, 183 (15.3%) hanno indicato una attivita` di specializzazione e 519 (43.6%) una altra attivita`.

Un numero di 490 laureati che indicano il dottorato come attivita` post laurea, e che include 101 laureati che fanno il dottorato all'estero, corrisponde ad una percentuale sul totale dei laureati, come si e` gia` precedentemente osservato, molto maggiore rispetto agli altri Corsi di Laurea e che incide pesantemente sulla situazione occupazionale dei laureati.

La situazione occupazionale dei laureati che hanno svolto, o stanno svolgendo, attivita` post laurea e` ovviamente ben diversa da quella dei laureati che non hanno svolto alcuna attivita` post laurea e si sono immessi, servizio militare e/o volonta` permettendo, immediatamente nel mercato del lavoro. Queste differenze sono immediatamente apprezzabili nei tre inserti dedicati alle attivita` post laurea della figura 6.3.a.

Nell'inserto relativo al dottorato si osserva che circa il 57% (277) indica uno stato di occupazione a tempo determinato, il 6% (30) uno stato di occupazione stabile, il 23% (114) non specifica alcuna attivita`, il 13% (62) indica nessuna occupazione e l'1% (7) una occupazione saltuaria, dove i numeri corrispondenti alle percentuali sono riportati fra parentesi.

L'interpretazione di questi dati e` difficile, piu` di quanto non lo fosse l'interpretazione dei dati corrispondenti dell'indagine precedente: per come era stata strutturata la domanda relativa all'attivita` post laurea risulta impossibile discriminare chi ha conseguito il titolo da chi ha l'attivita` in corso e da chi l'ha eventualmente interrotta.

Indipendentemente da cio` e` ragionevole ritenere che le percentuali precedentemente indicate non corrispondono alla realta`, se si assimila l'attivita` di dottorato ad una attivita` lavorativa a tempo determinato, tenuto conto che per lo svolgimento delle attivita` di dottorato viene corrisposto, per un periodo determinato di tempo, un compenso, che e` certamente inadeguato, ma rappresenta pur sempre un importo non trascurabile.

Analizzando le risposte dei laureati, che indicano il dottorato come attivita` post laurea, risulta che 81 hanno conseguito la laurea in data antecedente ad agosto 1993, e di questi 15 indicano una attivita` stabile, 60 a tempo determinato, 9 nessuna attivita` e 11 non rispondono. Le corrispondenti risposte, elencate nello stesso ordine, fornite dai 125 laureati fra agosto 1993 e agosto 1994, risultano essere 6, 75, 18, e 24. Di questi laureati 2 indicano una attivita` saltuaria.

Tenuto conto che:

solo i dottorandi del IX ciclo (93/94) (laureati entro la sessione estiva del 93) avrebbero potuto conseguire il titolo di dottorato prima della distribuzione del questionario;

i dottorandi del X ciclo (94/95) (laureati entro la sessione estiva del 94), al momento della compilazione del questionario, stavano terminando o avevano appena terminato il terzo anno di dottorato,

si ha che dei restanti dottorandi a partire dal XI ciclo, che risultano essere 270, 261 avrebbero dovuto indicare uno stato occupazionale a tempo determinato, visto che 9 indicano una occupazione stabile.

In base a queste considerazioni, dei laureati con attivita` post laurea di dottorato almeno l'80% avrebbe dovuto indicare una attivita` a tempo determinato (contro il 57% indicato) e, considerando non occupati i 35 laureati in data anteriore ad agosto 94 che non forniscono alcuna risposta, solo il 13% nessuna occupazione.

E` probabile che la certezza di non potere accedere ad una occupazione stabile al termine del dottorato, almeno a tempi brevi, abbia indotto alcuni dottorandi a indicare uno stato di nessuna occupazione o a non specificare lo stato occupazionale. Nello spazio riservato ai commenti molti dottorandi hanno esplicitamente dichiarato di non considerare il dottorato una attivita` lavorativa e di aver, pertanto, o non specificato la condizione occupazionale o di aver indicato nessuna attivita` lavorativa. Puo` essere interessante osservare, nella figura, come la percentuale di chi e` propenso a dichiarare nessuna attivita` lavorativa sia, grossolanamente, indipendente dall'anno di laurea mentre la percentuale di chi, piu` sommessamente, si limita a non specificare una attivita` lavorativa decresce all'aumentare della distanza dalla laurea.

Per quanto riguarda gli occupati stabilmente e` da notare che il 66% di quel 6% che indica questo stato di occupazione fa riferimento al 93 come anno di laurea: tuttavia solo una loro piccola parte puo` aver ottenuto una posizione stabile grazie al diploma di dottorato. Una analisi dettagliata delle risposte indica che la maggior parte (60%) di quel 6% ha ottenuto l'occupazione stabile entro tre anni dalla laurea, cioe` prima di avere terminato il dottorato. Solo il 18% di quel 6%, ossia solo 5 laureati su 30 che dichiarano una occupazione stabile, hanno ottenuto l'occupazione dopo quattro anni dalla laurea.

Il confronto fra i nostri risultati e quelli ISTAT sulla situazione occupazionale dei laureati con attivita` di dottorato in corso e` reso impossibile dal fatto che nel questionario ISTAT e` esplicitamente indicato che non devono essere considerate come attivita` lavorative le attivita` di qualificazione indicate come risposta alla domanda precedente, e fra le possibili risposte alla precedente domanda sulle attivita` di qualificazione e` incluso il dottorato di ricerca.

Del campione dei laureati (183) che indicano come attivita` post laurea una specializzazione, il 30% circa indica uno stato di occupazione stabile, il 44% a tempo determinato, il 10% saltuaria, il 13% nessuna occupazione e il 3% non specifica. Le loro prospettive occupazionali si collocano pertanto a meta` strada fra quelle di chi non ha indicato nessuna attivita` post laurea e quelle dichiarate da chi ha indicato il dottorato.

E` da notare la rapida crescita nella percentuale degli occupati stabilmente all'aumentare della distanza dalla laurea cui corrisponde una altrettanto rapida decrescita della percentuale dei non occupati.

Questo andamento risulta in accordo qualitativo con quello previsto se si ipotizza che per specializzazione si debba intendere una attivita` di durata biennale professionalizzante, come la scuola di specializzazione in Fisica Sanitaria. Tenuto conto che per l'ammissione a questa scuola di specializzazione e` fissata una data limite, i laureati ottengono il diploma della scuola in media dopo due anni dalla laurea.

E` comunque da notare che l'analisi della differenza tra l'anno di occupazione stabile e l'anno di laurea, per i laureati che hanno indicato una attivita` di specializzazione ed hanno una occupazione stabile, indica che circa la meta` dei laureati ottiene un lavoro stabile entro due anni dalla laurea (una frazione di questi anche prima di laurearsi): coloro che dichiarano di avere ottenuto un lavoro stabile da laureati ed entro due anni dalla laurea sono, nella grande maggioranza dei casi, i laureati nel 1996 e nel 1995, i quali alla data di compilazione del questionario avevano meno di tre anni di laurea. I laureati nel 1993, nella maggioranza dei casi, dichiarano invece un lavoro stabile dopo due anni dalla laurea: solo questi possono avere ottenuto il lavoro grazie al diploma della scuola di specializzazione.

Se ci si limita a considerare l'ente di impiego eventualmente indicato, l'analisi dei questionari dei laureati che hanno dichiarato una attivita` di specializzazione non risulta di grande aiuto per distinguere i laureati che hanno seguito scuole di specializzazione professionalizzanti da quelli che si sono iscritti a corsi denominati di perfezionamento, o di specializzazione, nei settori tradizionali della fisica di base. A titolo di esempio, i 155 laureati di questo campione che specificano un ente di impiego sono così suddivisi: 21 Universita`, 19 Ricerca, 20 Ente Locale, 15 Scuola, 40 Industria, 2 Commercio e 38 Altro.

L'elevata presenza di enti come Universita`, Ricerca e Scuola suggerisce che molti di questi laureati abbiano indicato, come di specializzazione, attivita` svolte in attesa di vincere un dottorato di ricerca e/o per continuare a mantenere i rapporti con l'Universita` e gli Enti di Ricerca.

La predominanza della scuola di specializzazione in Fisica Sanitaria e` comunque confermata dall'analisi degli argomenti della tesi di laurea degli studenti con attivita post laurea che sara` presentata nel seguito.

Del campione di laureati (519) che indicano altre attivita` post laurea il 36% circa indica uno stato di occupazione stabile, il 42% a tempo determinato, il 9% saltuaria, il 9% nessuna occupazione e il 4% non specifica.

Purtroppo la quasi totalita` dei laureati che hanno indicato altre attivita` post laurea non ha utilizzato lo spazio riservato per specificare di quale attivita` si trattasse. Solo alcuni hanno utilizzato lo spazio riservato ai commenti per fornire indicazioni. Una analisi di questi pochi commenti non consente di formulare alcuna ragionevole congettura su eventuali categorie in cui classificare queste attivita`: sono indicati alcuni stage, qualche master, pochi corsi per insegnanti, ma anche borse di studio e perfino un dottorato in Matematica. Il quadro degli enti di impiego dei laureati che hanno indicato altre attivita` post laurea non contribuisce a chiarire la situazione, se mai la complica. Di questo campione di 519 laureati 449 specificano i seguenti enti di impiego: 44 Universita`, 78 Ricerca, 19 Ente Locale, 56 Scuola, 155 Industria, 13 Commercio e 84 Altro.

Anche in questo caso le altre attivita` comprendono in buona parte attivita` svolte per mantenere, dopo la laurea, contatti con l'Universita` e gli Enti di Ricerca nella speranza di inserirsi nel mondo della ricerca.

L'effetto ritardante ai fini dell'inserimento nel mondo del lavoro e` illustrato dalle figure 6.3.b e 6.3.c che si riferiscono a dei campioni di 645 e 890, rispettivamente senza e con attivita` post laurea, che attualmente risultano occupati stabilmente. I campioni sono stati definiti richiedendo, oltre alla specificazione delle informazioni necessarie, che non fosse stata specificata alcuna attivita` lavorativa durante gli studi, ed escludendo tutti i laureati che, pur non specificando una attivita` lavorativa, hanno indicato date di prima occupazione anteriori alla laurea. Dei 645 laureati senza attivita` post laurea 316 risultano occupati stabilmente contro i 169 degli 890 laureati con attivita` post laurea.

Nelle parti sinistre delle figure gli istrogrammi bidimensionali rappresentano le percentuali dei laureati, senza o con attivita` post laurea, che hanno ottenuto una occupazione stabile, entro i corrispondenti intervalli di eta` e di anni trascorsi dalla laurea. Nelle parti destre delle figure gli stessi dati sono stati smussati, con una media mobile a tre punti, lungo entrambe le direzioni e presentati in forma di superficie.

Le differenze sono evidenti e si commentano da sole: il picco che rappresenta la situazione dei laureati senza attivita` post laurea si trasforma in una modesta collinetta per gli altri.

I laureati che fanno attivita` post laurea, in genere, non cercano subito un lavoro. In media i laureati ricevono il diploma dalle scuole di specializzazione almeno dopo due anni dalla laurea e il diploma di dottorato dopo tre. Questa indagine si rivolge a giovani laureati, cioe` a giovani che, al momento di compilazione del questionario, avevano da un massimo di cinque ad un minimo di un solo anno di laurea. L'indagine non puo` quindi essere in grado di dare una risposta precisa sull'impatto di un diploma post laurea verso il mondo del lavoro e l'elevata presenza dei laureati con attivita` post laurea puo` solo produrre delle distorsioni nella valutazione delle prospettive occupazionali di tutti i laureati.

Queste prospettive, come gia` osservato in tutte le indagini precedenti, continuano ad essere pesantemente condizionate dalla forte attrazione fra il mondo della ricerca e i giovani laureati in Fisica. Questa attrazione diminuisce la determinazione dei neo laureati nella ricerca di una posizione di lavoro in settori percepiti lontani dalle proprie aspirazioni e li stimola ad intraprendere attivita` post laurea che solo in parte possono essere considerate professionalizzanti, aggiungendo ulteriore ritardo, a quello gia` accumulato per una durata degli studi ben maggiore di quella legale, all'inserimento nel mondo del lavoro.

E` necessario tener ben conto di questa specificita` del Corso di Laurea per valutare correttamente le prospettive di lavoro aperte dalla laurea in Fisica ed il gradimento che la preparazione di un giovane Fisico riscontra sul mercato. Le difficolta` connesse ad aspettative individuali non possono essere attribuite alla strutturazione del Corso di Laurea, se non per quel sottile e difficilmente ponderabile complesso di superiorita` della Fisica, come disciplina, e della ricerca, come attivita`, che piu` o meno coscientemente trasmettiamo ai giovani aspiranti Fisici nel corso del loro processo formativo.


6.4-Situazione Occupazionale per Settore di Impiego

Le percentuali degli occupati a diverso titolo sono illustrate nella figura 6.4.a per i diversi anni di laurea e per il totale.

Nei quattro inserti della figura 6.4.b e` evidenziato come cambi la ripartizione, per diversi enti di impiego, fra le diverse condizioni di impiego.

I 513 laureati che dichiarano come ente di impiego l'Universita` o un Ente di Ricerca risultano, ovviamente, per lo piu` occupati a tempo determinato (circa l'84%), solo il 12% e` occupato stabilmente e il restante 4% si dichiara occupato saltuariamente.

Dei 54 occupati stabilmente, 19 indicano una data di occupazione stabile minore o uguale alla data di laurea e solo 15 dichiarano una attivita` post laurea di dottorato, ma di questi solo due indicano una data di prima occupazione ad una distanza superiore ai 3 anni dalla laurea.

Non essendo previste nel questionario domande sul tipo di lavoro svolto non e` possibile sapere quanti di questi 54 occupati stabilmente siano Ricercatori Universitari o di Enti di Ricerca e quanti svolgono mansioni tecniche che, forse, svolgevano antecedentemente alla laurea. I numeri precedentemente citati fanno comunque propendere per una significativa presenza di casi di questo secondo tipo.

Difficolta` a raggiungere una posizione stabile simili a quelle osservate nei settori dell'Universita` e della Ricerca si riscontrano per i laureati che operano nella Scuola. Dei 205 laureati impiegati in questo settore solo 40, un po` meno del 20%, hanno una posizione stabile, ma di questi circa 13 indicano una data di occupazione stabile certamente antecedente alla laurea (1 non la indica e 1 indica il settembre 87 come data di occupazione stabile, a 18 anni?, e il settembre 96 come data di prima occupazione a tempo determinato).

Si tenga presente che l'ultimo concorso ordinario per l'immissione in ruolo nella Scuola e` stato bandito col Decreto Ministeriale 23/3/90, a questo non possono aver partecipato i laureati nel quadriennio della presente indagine. Questi laureati non possono nemmeno aver partecipato all'ultimo concorso bandito col Decreto Ministeriale 29/3/96, perche` per soli titoli e riservato a precari in possesso di abilitazione che, al piu`, poteva essere stata conseguita da chi aveva partecipato al concorso ordinario precedentemente citato.

Da queste considerazioni si deve dedurre che quanti indicano un impiego stabile nella Scuola: o svolgono mansioni diverse dalla docenza, o gia` erano in possesso dell'abilitazione, perche` conseguita con titoli precedenti alla laurea in Fisica, o sbagliano nel fornire la risposta confondendo, ad esempio, una nomina annuale con una posizione stabile.

Le difficolta` incontrate dai laureati a raggiungere una posizione stabile nel mondo dell'Universita`, della Ricerca e della Scuola scompaiono per i laureati occupati nell'Industria e Commercio. Dei 733 occupati in questi settori circa il 77% risulta occupato stabilmente, il 20% a tempo determinato e il restante 3% saltuariamente. E interessante notare come per i laureati nel 95 e nel 96 sia pressocche` costante, intorno al 70%, la percentuale degli occupati stabilmente e come questa percentuale salga a circa il 93% per i laureati nel 93. L'effetto e` probabilmente causato dalla durata, tipicamente biennale, dei contratti di formazione al lavoro.

La condizione occupazionale dei 463 laureati che non specificano un settore di impiego, o ne specificano uno diverso dai precedenti, si colloca ad un livello intermedio fra le difficili condizioni di chi opera nei primi due settori considerati e chi opera nell'Industria o nel Commercio. Del loro totale circa il 48% lavora stabilmente, il 40% a tempo determinato e il 12% saltuariamente. La percentuale degli occupati stabilmente si colloca intorno a poco piu` del 40% per i laureati nel 94, 95 e 96 e cresce a circa il 65% solo per i laureati del 93, indicando l'esistenza di difficolta`, anche per chi opera in questi settori, a raggiungere una occupazione stabile.


6.5-Situazione Occupazionale di un Campione Selezionato

Nelle parti precedenti si e` evidenziato come la situazione occupazionale dei giovani laureati in Fisica appaia pesantemente condizionata, in senso favorevole, da esperienze lavorative antecedenti alla laurea e, nella direzione opposta, da scelte determinate da un desiderio di ulteriore qualificazione o da aspettative individuali di inserimento nel mondo della ricerca scientifica.

Per eliminare le distorsioni dovute a queste due cause i dati sono stati analizzati escludendo sia i laureati che hanno indicato una attivita` lavorativa (sia continua che saltuaria) durante gli studi che quelli che hanno indicato una qualsiasi attivita` post laurea. Si sono inoltre esclusi tutti i laureati che hanno dichiarato una data di prima occupazione anteriore alla laurea o successiva al dicembre 1997. Per non ridurre eccessivamente la numerosita` del campione non si sono eliminati i dati delle quattro sedi (Ferrara, Genova, Torino e Palermo), che non hanno fornito indicazioni sull'attivita` lavorativa antecedente alla laurea. Il campione risulta pertanto inquinato da una presenza di un numero stimabile in meno di circa 13 laureati con attivita` lavorativa continua antecedente alla laurea, e meno di circa 60 laureati con attivita` saltuaria.

I risultati ottenuti per questo campione, ridotto a 620 laureati, sono illustrati nella figura 6.5.a. Circa il 50% dichiara una occupazione stabile, il 34% una occupazione a tempo determinato, il 6% una occupazione saltuaria, il 2% non risponde e solo l'8% si dichiara non occupato. La percentuale dei non occupati decresce rapidamente fino ad annullarsi per i laureati nel 93. Dei laureati in quest'anno tutti lavorano: il 62% stabilmente, il 35% a tempo determinato e solo il 3% saltuariamente


6.5.1-Situazione Occupazionale per Durata degli Studi

Nei quattro inserti della figura 6.5.1.a e` illustrata la situazione occupazionale per durata degli studi. Per la mancanza dei dati delle sedi che hanno distribuito il questionario nella forma nella quale mancava l'informazione sull'anno di immatricolazione, la figura si riferisce a solo 441 laureati.

Per effetto delle fluttuazioni statistiche l'andamento temporale delle barre che rappresentano le diverse situazioni occupazionali appare meno regolare di quelli osservati precedentemente in analoghe figure. Appare comunque evidente il maggior apprezzamento del mondo del lavoro per i laureati con minore durata degli studi. Il 60% dei laureati in meno di 6 anni e` occupato stabilmente contro il 40% di quelli che hanno impiegato piu` di 10 anni; tutti i laureati in meno di 6 anni nel 93, 94 e 95 risultano occupati.


6.5.2-Situazione Occupazionale per Voto di Laurea

La dipendenza della situazione occupazionale dal voto di laurea e` illustrata nei quattro inserti della figura 6.5.2.a. Per lo stesso motivo precedentemente citato, la figura si riferisce a solo 450 laureati.

Anche in questo caso la limitata numerosita` di alcune delle classi produce significative le fluttuazioni statistiche nell'andamento temporale delle percentuali.

Le percentuali del totale degli occupati stabilmente vanno da circa il 41% per i laureati con meno di 101 a circa il 59% per i laureati con 110 e lode. Quest'ultima percentuale e` pressocche` identica a quella dei laureati con voti compresi fra 106 e 110 e solo di poco superiore a quella dei laureati con voti compresi fra 101 e 105.

Globalmente la figura non sembra indicare un forte incremento dell'apprezzamento del mondo del lavoro al crescere del voto di laurea, a condizione che superi una certa soglia. In ogni caso l'analisi della situazione occupazionale per voto di laurea non puo` essere indipendente da quella per durata degli studi, i voti di laurea sono negativamente correlati alla durata degli studi e pertanto un basso voto di laurea solitamente corrisponde anche ad una alta durata degli studi.


6.5.3-Tempo Impiegato per il Collocamento nel Mondo del Lavoro

Un semplice modello che si puo` pensare idoneo a descrivere la collocazione nel mondo del lavoro e` rappresentato dall'ipotesi che l'evoluzione temporale del numero degli occupati stabilmente NS e a tempo determinato NT soddisfi al sistema di equazioni:

dNS/dtAS NT+ BSNN

dNT/dt = - AS NT+ BTNN,

con NN=N0-NS-NT, dove N0 indica il numero dei laureati al tempo 0.

Il significato dei parametri BT, BS e AS e` evidente: sono le probabilita` per unita` di tempo che un non occupato trovi un lavoro a tempo determinato o stabile e che un occupato a tempo determinato trovi un lavoro stabile. In una grossolana schematizzazione queste grandezze possono essere considerate costanti e, in questa ipotesi, dovrebbero poter essere ricavate dall'adattamento delle soluzioni delle equazioni di evoluzione ai dati.

Se fosse possibile essere certi che

tutti i laureati attualmente stabilmente occupati abbiano correttamente indicato la data di inizio dell'occupazione stabile;

e che,

nel caso in cui non abbiano indicato anche una data di inizio di una precedente occupazione a tempo determinato, abbiano direttamente trovato una occupazione stabile,

sarebbe possibile ricavare semplicamente dai dati l'andamento temporale delle probabilita` di essere in un definito stato occupazionale. Questa probabilita` sarebbe semplicemente definita dal rapporto fra il numero degli occupati che ad una certa distanza dalla laurea si trovavano in uno stato di occupazione ed il numero dei laureati per il quale e` trascorso almeno quel tempo dalla laurea.

Poiche` solo pochi dei laureati che indicano una data di prima occupazione stabile indicano anche la data di una precedente occupazione a tempo determinato, rimane il dubbio che l'informazione sia stata omessa, perche` ritenuta non importante, o che sia stata indicata come data di prima occupazione stabile quella di una eventuale precedente occupazione a tempo determinato che, presso lo stesso datore di lavoro, si e` successivamente trasformata in una occupazione stabile.

Per evitare queste ambiguita` si e` preferito analizzare i dati partendo invece che dalla data di laurea da una data arbitrariamente fissata (il 31 dicembre 1997) e determinando, per il laureati in periodi antecedenti a questa data, le percentuali dei laureati in quei periodi che si trovano, entro la data fissata, nei diversi stati occupazionali. L'ampiezza dei periodi e` stata scelta in modo tale che in ogni intervallo cadessero almeno 20 laureati.

Operando in questo modo l'incertezza statistica ovviamente aumenta ma si puo` essere ragionevolmente confidenti nell'indipendenza dei risultati dalla corretta e completa specificazione delle date di occupazione. Le uniche cause di errore che permangono derivano dalla possibilita` che non sia stata indicata correttamente la data di laurea e/o la condizione occupazionale.

I risultati ottenuti in questo modo sono rappresentati nella figura 6.5.3.a dai cerchi pieni mentre le linee tratteggiate rappresentano il risultato ottenuto adattando a questi dati le soluzioni delle precedenti equazioni di evoluzione. I valori ottenuti per i parametri risultano essere: BT = 0.034, BS = 0.033 e AS = 0.009 mesi-1 con incertezze stimabili in 0.003, 0.002 e 0.002 mesi-1, rispettivamente.

I cerchi vuoti, nella figura relativa agli occupati stabilmente, sono stati ottenuti contando i tempi a partire dalla data di laurea mentre le linee continue sono state ottenute adattando le soluzioni delle equazioni di evoluzione ai dati ottenuti in questo modo, per gli occupati stabilmente, e nel modo precedente, per gli occupati a tempo determinato e per il totale. I nuovi valori ottenuti per i parametri del modello risultano essere: BT = 0.034, BS = 0.031 e AS = 0.008 mesi-1 con incertezze stimabili in 0.002, 0.001 e 0.001 mesi-1, rispettivamente. Le linee continue rappresentano le corrispondenti soluzioni delle equazioni di evoluzione.

Il buon accordo fra questo risultato e il risultato precedente sembra indicare gli occupati stabilmente abbiano effettivamente indicato la data di prima occupazione stabile.

Nella figura relativa agli occupati a tempo determinato, i cerchi vuoti sono stati ancora ottenuti contando i tempi a partire dalla data di laurea, e si discostano dalle linee che dovrebbero rappresentare il loro andamento: e` l'effetto delle date di prima occupazione a tempo determinato non indicate da laureati occupati stabilmente ma precedentemente occupati a tempo determinato.

Nella figura l'andamento anomalo dei dati nella parte finale delle scale orizzontali sembra indicare maggiori difficolta` incontrate per l'inserimento nel mondo del lavoro di parte dei laureati nel 1993.

Globalmente la probabilita` di trovare occupazione per unita` di tempo, pari alla somma di BS e BT, risulta essere di 0.065 mesi-1 con una deviazione standard stimabile in 0.003 mesi-1. A questi valori corrisponde un tempo di dimezzamento dello stato di disoccupazione di 10.7 mesi con una deviazione standard stimabile in 0.4 mesi.

Tenuto presente che nell'analisi precedente si sono considerati alla stregua dei non occupati i laureati che hanno dichiarato un lavoro saltuario e` possibile, utilizzando i dati delle figure 53b e 55a di Basile, effettuare un grossolano confronto fra i risultati della due indagini. Queste figure contengono i numeri dei laureati negli anni solari dal 1988 al 1993 che nel questionario (che supporremo compilato il 31 dicembre 1994) hanno indicato le diverse condizioni occupazionali. I dati della figura 53b si riferiscono ai laureati senza attivita` post laurea gli altri rappresentano la stima fornita da Basile della vera situazione occupazionale che discende da una precisa definizione operativa della condizione occupazionale. Da questi numeri si possono ottenere delle stime delle percentuali dei non occupati a diverse distanze dalla laurea che possono essere confrontati con i precedenti risultati della presente indagine.

I risultati dell'indagine precedente e dell'attuale sono presentati nei tre inserti della figura 6.5.3.b. Nella figura le rette rappresentano gli esponenziali che meglio si adattano ai dati.

I valori ottenuti per i parametri degli esponenziali, in ordine di figura da sinistra a destra, risultano di 0.050, 0.048 e 0.058 mesi-1, con incertezze stimabili in 0.002, 0.002 e 0.005 mesi-1. I corrispondenti tempi di dimezzamento dello stato di disoccupazione risultano essere di 13.9, 14.3 e 12.1 mesi, con incertezze stimabili in 0.7, 0.7 e 1.0 mesi.

Le incertezza del risultato della presente indagine e` maggiore sia per la minor ampiezza del campione (solo 620 laureati) che per il fatto che i dati sono relativi a 4 anni solari contro i 6 dell'indagine precedente.

Il miglioramento della prospettive occupazionali osservato nella presente indagine rispetto alla precedente sembra comunque chiaro.

Il miglioramento osservato deriva principalmente dal piu` rapido inserimento nel mondo del lavoro dei laureati nei due ultimi anni considerati nella presente indagine, come e` evidenziato dai quattro inserti della figura 6.5.3.c, dove le percentuali dei non occupati, in funzione della distanza dalla laurea, sono rappresentate dai cerchi pieni, per l'intero campione, e dai cerchi vuoti per i laureati nei diversi anni solari indicati negli inserti.

Queste percentuali sono definite dal rapporto fra il numero degli occupati che ad una certa distanza dalla laurea si trovavano in uno stato di occupazione stabile o a tempo determinato ed il numero dei laureati per il quale e` trascorso almeno quel tempo dalla laurea. I dati degli ultimi dodici mesi dell'intero campione coincidono, pertanto, con i dati, in quel periodo, dei laureati nel 1993.

Come si e` precedentemente osservato, questo metodo sottostima la vera probabilita` di occupazione perche`, per i laureati occupati stabilmente a partire da una certa data e occupati a tempo determinato a partire da una data antecedente, ignora il contributo dello stato di occupato a tempo determinato nell'appropriato intervallo di tempo antecedente alla data di occupazione stabile.

Nei diversi inserti le linee tratteggiate rappresentano l'esponenziale che meglio si adatta ai dati di tutto il campione (i cerchi pieni), mentre le linee continue rappresentano gli esponenziali che meglio si adattano ai dati dei diversi anni solari (icerchi vuoti).

Il tempo di dimezzamento per tutto il campione risulta essere di 12.3 mesi, con una incertezza stimabile in 0.1 mesi, in buon accordo con la stima precedente. I tempi di dimezzamento per i diversi anni sono riportati nei corrispondenti inserti. Per tutti questi tempi l'incertezza e` stimabile in 0.2 mesi.

I laureati nei due anni 1993 e 1994 hanno tempi di inserimento nel mondo del lavoro confrontabili a quelli dei laureati dell'indagine precedente e solo per quelli degli ultimi due anni si osserva un significativo miglioramento.

Ci sembra azzardato formulare delle ipotesi sulle cause che lo possono aver determinato, ma l'elevata percentuale di Fisici impiegati nell'industria nei settori informatico ed elettronico e la diminuzione vistosa verificatasi, fra le due indagini, degli impiegati nel settore della Scuola, forniscono dei suggerimenti su possibili approfondimenti dell'analisi.


6.6-Provincie ed Enti di Impiego degli Occupati


6.6.1-Provincie di Impiego per Sede di Laurea

Nel questionario distribuito ai laureati era chiesto di indicare la sede universitaria in cui si erano laureati e la provincia dell'impiego al momento della compilazione della scheda.

E` interessante analizzare la mobilita` dei laureati rispetto alla sede di laurea per le varie sedi universitarie (riservandoci di discutere la situazione di almeno alcune di quelle con un campione di risposte relativamente numeroso). Poiche` nel questionario non era richiesta l'indicazione della provincia di residenza della famiglia del laureato, non e` possibile fare la stessa analisi anche rispetto a quest'ultima provincia.

Sono stati selezionati i laureati con occupazione definita (stabile, a tempo determinato e saltuaria), ad esclusione dei laureati che hanno indicato una attivita` post laurea di dottorato o di specializzazione. Di questo campione di laureati il 57% dichiara una occupazione stabile, il 36% a tempo determinato e il 7% saltuaria.

Quanti laureati trovano una occupazione nella provincia della citta` dove si trova la sede dell'Universita` presso la quale si sono laureati?

La figura 6.6.1.a presenta la distribuzione delle percentuali delle provincie di impiego dei laureati nelle diverse sedi. La barra grigia rappresenta la provincia della sede e quella nera gli stati esteri. L'indicazione della provincia di impiego compare, per motivi di leggibilita`, solo per le provincie con una percentuale superiore al 2.5% (scritta in orizzontale) o maggiore dell'1% (scritta in verticale).

Dalla figura si osserva che queste percentuali raggiungono valori molto elevati, compresi tra il 70% e l'80%, per Milano, Torino e le sedi di Roma, mentre per Padova, Pavia e Messina risultano al di sotto del 30%. Le altre sedi si collocano in una situazione intermedia.

Per comprendere, almeno a grandi linee, le forti oscillazioni delle percentuali degli occupati nella provincia della sede e` necessario tenere presenti diversi fattori, ad esempio: che alcune grandi citta`, come Milano e Torino, hanno una offerta molto elevata in quasi tutti i settori di impiego (e in particolare nel settore industriale), altre, come Padova, sono l'unica sede di un Corso di Laurea in Fisica della regione e forniscono laureati alle altre provincie limitrofe, altre ancora, come Pavia e Messina, risentono fortemente della vicinanza e dell'attrazione nel settore industriale di provincie vicine, come Milano e Catania.

Per la sede di Milano si osserva che il 75% dei laureati ha indicato Milano come provincia di impiego e il 10% Bergamo e Varese. Globalmente solo circa il 14% ha indicato provincie lombarde diverse da Milano e il restante 10% una sede di lavoro al di fuori della Lombardia. Si tenga presente che le percentuali degli occupati delle tre provincie di Bergamo, Varese e Como, limitrofe a Milano, esauriscono, a meno di poco piu` di un punto percentuale, il 14% degli occupati in tutte le provincie lombarde. Gli abitanti di queste tre provincie sono circa 2.2 milioni da confrontarsi con i circa 3.7 milioni di abitanti della provincia di Milano. Il forte squilibrio fra il rapporto fra il numero degli abitanti e il rapporto delle percentuali degli occupati suggerisce che molti degli studenti provenienti da queste tre provincie abbiano trovato occupazione, dopo la laurea, in provincia di Milano

Un comportamento simile a questo, cioe` con valori percentuali molto elevati per la provincia in cui ha sede l'Universita` in esame e valori percentuali molto bassi per provincie al di fuori della regione, si ha anche per Torino e la causa potrebbe essere la stessa. La percentuale dei laureati a Torino occupati in provincia di Torino e` del 71% quella degli occupati nelle provincie limitrofe di Cuneo, Alessandria, Vercelli e Novara del 13%; gli abitanti della provincia di Torino sono circa 2.2 milioni contro 1.6 milioni di abitanti nelle precedenti quattro altre provincie piemontesi.

La situazione di Roma e` probabilmente diversa considerato che circa il 75% della popolazione del Lazio risiede in provincia di Roma.

Per Napoli, la restante grande area urbana nazionale, si osserva come, nonostante la percentuale degli abitanti della provincia di Napoli (3.0 milioni) rispetto a tutta la Campania (5.6 milioni) sia di circa il 54%, la percentuale degli occupati nella provincia della sede sia di solo il 41%, mentre il 17% risulta occupato nella provincia di Roma e il 6% in quella di Milano.

La distribuzione delle provincie di impiego si presenta ben diversa per sedi il cui bacino di utenza e` rappresentato da provincie omogenee per sviluppo economico, come ad esempio Padova. In questo caso un'elevata percentuale (55%) di laureati a Padova indica Vicenza, Venezia, Treviso, Verona e Belluno come provincia di impiego. Si puo` pensare che una frazione rilevante di questi laureati provengano da queste provincie e siano andati a laurearsi a Padova (essendo Padova sede dell'unico corso di Laurea in Fisica del Veneto) e poi, da laureati, abbiano trovato lavoro nella provincia di origine. Solo 3 laureati indicano una provincia di lavoro esterna al bacino di influenza dell'Universita` di Padova (Torino, Roma e Milano) e 5 uno stato estero.

Un fenomeno del genere, seppure in misura ridotta (24%), si osserva per i laureati a Bologna nei confronti delle provincie di Rimini, Ravenna e Forlì della Romagna e Pesaro delle Marche: anche in questo caso siamo in presenza di giovani andati a studiare a Bologna da altre provincie e che poi, laureati, sono ritornati nelle provincie di origine.

Una situazione diversa si manifesta a Pavia e Messina: a Pavia il 37% dei laureati indica Milano come provincia di impiego e solo il 24% indica Pavia; a Messina il 30% indica Catania e il 19% Messina: la provincia di impiego con la maggior percentuale e` una provincia diversa e vicina a quella in cui ha sede l'Universita`. Questo fenomeno si giustifica tenendo conto dell'attrazione che le provincie piu` attrezzate nel settore industriale esercitano sui laureati delle sedi limitrofe.

Analisi simili si possono fare per le altre sedi. Si tenga comunque presente le conclusioni che se ne traggono possono al piu` essere considerate ragionevoli, non potendo essere dimostrate in mancanza di informazioni sulla provincia di residenza della famiglia del laureato.


6.6.2-Ente di Impiego per Provincia di Impiego degli Occupati

I risultati esposti in precedenza possono essere analizzati in maggior dettaglio attraverso le correlazioni tra enti di impiego e provincie di impiego per sede universitaria fissata. Anche in questo caso, per ragioni di spazio, saranno discusse solo alcune situazioni tipiche di realta` differenti.

La figura 6.6.2.a presenta la percentuale degli occupati per provincia e settore di impiego per i laureati a Milano. Come si osserva, il settore dominante e` quello industriale con circa il 53% degli occupati: di questa frazione l'86% lavora in provincia di Milano. La percentuale dei laureati che lavora in provincie diverse da quelle della sede decresce molto rapidamente, così come rapidamente decrescono le percentuali degli occupati nei settori diversi da quello industriale. Per consentire di apprezzare visivamente il contributo di provincie ed enti diversi da quelli predominanti si e` usata una scala verticale non lineare che, parafrasando la dizione logaritmi_ca, puo` essere denominata radice-quadrati_ca, e la stessa scala sara` usata anche per i laureati nelle altre sedi considerate.

La figura 6.6.2.b presenta la stessa distribuzione per Roma 1: circa l'80% dei laureati a Roma trova occupazione in provincia di Roma, effetto ancora piu` vistoso che a Milano, ma che deve scontare la maggior concentrazione della popolazione del bacino di utenza nella provincia della sede. Il settore trainante e` ancora quello industriale con il 43% degli occupati, di cui oltre il 90% lavora in provincia di Roma. Rispetto ai laureati a Milano, gli occupati nell'industria diminuiscono di 10 punti percentuali, quelli occupati in Altri settori e in Enti di Ricerca aumentano, rispettivamente, di 8 e di ben 13 punti percentuali.

La situazione per i laureati a Napoli e` illustrata nella figura 6.6.2.c: anche in questo caso il settore industriale e` il piu` importante con il 43% degli occupati, ma di questi solo il 19% indica come sede di impiego la provincia di Napoli; nonostante la percentuale degli occupati nell'industria sia elevata, confrontabile con le realta` di Torino e Roma, la maggior parte degli occupati si distribuisce in altre provincie, Roma e Caserta sulle altre. Globalmente la distribuzione degli enti di impiego e` simile a quella dei laureati a Roma, ma la loro distribuzione per provincia di impiego e` spalmata su un piu` ampio spettro di provincie.

Una situazione ancora diversa e` presentata nella figura 6.6.2.d relativa a Lecce. Le limitate capacita` di assorbimento del settore industriale nella provincia o in provincie limitrofe inducono ancora gran parte dei laureati (49%) a cercare sbocchi occupazionali nella Scuola, anche in provincie lontane (Sassari, Bergamo). Rispetto alle altre tre sedi analizzate, la Scuola sostituisce l'Industria nel ruolo di ente che assorbe la maggior percentuale di laureati, e la dispersione degli occupati in provincie diverse da quelle della sede risulta simile a quella osservata per i laureati nell'altra sede meridionale considerata.

In generale la rilevanza del fenomeno della mobilita` dei laureati con occupazione definita rispetto alla sede universitaria di studi e` evidenziata dalla tabella 6.6.2.a; in questa tabella e` presentata, per il campione di laureati in esame (che ricordiamo e` composto dai laureati che hanno indicato una occupazione definita e non hanno indicato attivita` di dottorato o di specializzazione), la correlazione tra le sedi universitarie e le provincie di impiego dove sia le sedi universitarie sia le provincie di impiego italiane sono raggruppate nelle tre solite aree geografiche in cui viene suddivisa l'Italia: Nord, Centro e Sud. Sono state prese in considerazione anche le sedi estere di impiego.

Nella tabella 6.6.2.b e` presentata la stessa correlazione per tutti i laureati con occupazione definita.

E` opportuno tenere presente nel valutare le indicazioni che emergono da queste tabelle che tutte le sedi importanti del Nord hanno partecipato al questionario e che la statistica e` elevata, che per il Sud sono presenti cinque sedi (mancano due sedi importanti: Catania e Bari) e che la statistica e` modesta, che solo Roma La Sapienza e Roma Tor Vergata sono presenti per il Centro. I dati del Centro sono quindi quelli di Roma!

Con questa premessa, dalle tabelle si osserva che la mobilita` dal Nord verso il Centro e il Sud e` molto bassa (3-4%), quella dal Centro verso il Nord e il Sud e` bassa (7-8%), mentre la mobilita` dal Sud verso le altre due aree e` significativa (27-28%).

Per il Nord si osserva anche (tabella 6.6.2.a), seppure a un livello molto basso, una mobilita` verso l'estero. Il numero piu` elevato di laureati al Nord con occupazione all'estero della tabella 6.6.2.b si riferisce a coloro che sono andati all'estero per conseguire un dottorato, e che quindi sono assenti nella tabella precedente.

Infine la correlazione tra enti di impiego e aree di impiego e` presentata, per il campione di laureati in esame, nelle tabelle 6.6.2.c, 6.6.2.d, e 6.6.2.e, rispettivamente per le sedi universitarie del Nord, del Centro e del Sud.

Da queste tabelle, che fanno sempre riferimento al campione di laureati selezionato, si puo` vedere come si distribuisce sia l'occupazione sia la mobilita` tra i vari enti di impiego. I laureati al Nord sono occupati prevalentemente nell'industria (48%), poi in altre attivita` non meglio definite (20%) e quindi nella Scuola (12%). La mobilita` e` molto bassa ed e` presente sia verso le altre due aree geografiche italiane (3.3%) sia verso l'estero (2.8%). I laureati del Sud sono occupati prevalentemente nell'industria (28%) e nella scuola (28%), in misura rispettivamente nettamente inferiore e superiore rispetto al Nord, poi in altre attivita` lavorative (17%). La mobilita` verso il Centro e il Nord e` apprezzabile (28%) e avviene nel settore industriale e sopratutto scolastico. La mobilita` verso l'estero e` del 2%.


7.-Attivita` di Studio e di Ricerca Post-Laurea


7.1-Attivita` Post-Laurea per Argomento di Tesi di Laurea

Considerata l'alta percentuale di laureati con attivita` post laurea e` interessante analizzare come si ripartiscono fra le diverse attivita` i laureati che hanno seguito diversi percorsi formativi, cogliendo anche l'occasione per presentare in forma grafica i risultati precedentemente esposti nella tabella 5.1.a.

Nella figura 7.1.a, con riferimento alla scala di sinistra, le barre grigie rappresentano il numero dei laureati nelle diverse sedi che svolgono attivita` di dottorato, le barre bianche, con riferimento alla scala di destra, rappresentano le percentuali dei laureati nelle diverse sedi con la stessa attivita` post laurea. La linea orizzontale rappresenta la percentuale media nazionale ed evidenzia come la situazione, escluse poche sedi con un limitato numero di laureati, sia abbastanza omogenea sul territorio nazionale.

La figura 7.1.b presenta diverse distribuzioni percentuali dei laureati per argomento di tesi di laurea: le barre nere rappresentano le percentuali dei laureati che hanno svolto la tesi nei diversi argomenti rispetto al totale dei laureati, le barre grigie rappresentano le stesse percentuali calcolate sul campione dei laureati che dichiarano una attivita` post laurea di dottorato, mentre le barre bianche rappresentano le percentuali degli studenti con attivita` di dottorato rispetto al totale degli studenti che ha svolto una tesi di laurea sullo stesso argomento.

Rispetto ai dati presentati in tabella 4.4.a sono stati conteggiati anche i laureati che non hanno specificato un argomento di tesi (la classe corrispondente e` indicata in figura con la sigla NSP). Gli altri argomenti di tesi sono stati indicati con sigle rispettando l'ordine della tabella.

La figura evidenzia come l'argomento piu` frequente risulti Fisica della Materia (MAT), sia rispetto a tutti i laureati che a solo quelli che con attivita` di dottorato. Con riferimento a questi ultimi seguono gli argomenti in Fisica delle Particelle (PAR), in Fisica Teorica (TEO), in Astrofisica (AST), in Fisica Matematica (FMA), in Fisica Nucleare (NUC), in Biofisica (BIO), e in Geofisica (GEO).

I laureati in Fisica della Materia (il 25% dei laureati) coprono circa il 29% dei posti, seguiti dai laureati del settore di Fisica Nucleare e Subnucleare con il 22%, da quelli del settore Teorico con il 16% e del settore Astrofisico con l'11%. Per quest'ultimo settore bisogna tuttavia tener conto che esistono anche due corsi di laurea in Astronomia (Bologna e Padova) con relativi dottorati.

Poiche` la grande maggioranza dei dottorandi non cambia settore di ricerca, tra tesi di laurea e tesi di dottorato, le percentuali precedenti possono riferirsi con buona approssimazione alle tesi di dottorato. Assai poco frequenti devono essere considerati argomenti di tesi di dottorato di Elettronica (ELE), Informatica (INF), Didattica (DID) e Fisica Sanitaria (FSA).

Non si notano sostanziali differenze se si esaminano separatamente le distribuzioni dei dottorandi che indicano sedi di impiego in Italia o all'estero.

Ricordiamo che le barre bianche rappresentano il rapporto tra la distribuzione dei dottorandi per argomento di tesi di laurea e la distribuzione dei laureati per argomento di tesi di laurea e rappresentano quindi la distribuzione della frazione dei dottorandi rispetto a tutti i laureati per ogni argomento di tesi indicato. Dalla loro altezza si osserva che accedono a un dottorato, in ordine decrescente, laureati con tesi di laurea in Fisica Teorica (47%), in Fisica delle Particelle (37%), in Fisica Matematica (34%), in Astrofisica (27%), in Fisica della Materia (25%), e cosi` via.

Pur tenendo presente che per i laureati della presente indagine: gli studi per il dottorato di ricerca sono ordinati all'approfondimento delle metodologie per la ricerca nei rispettivi settori e della formazione scientifica, e che il titolo di dottore di ricerca e`: titolo accademico valutabile unicamente nell'ambito della ricerca scientifica (anche se ben sappiamo che poi, in forza ai numeri, molti laureati con il titolo di dottore di ricerca trovano una occupazione nei settori dei servizi e industriale), le percentuali sopra esposte non possono non destare delle preoccupazioni. In particolare gli argomenti di tesi di tipo teorico sono circa il 7% sul totale dei laureati ma divengono il 16% sul totale dei laureati con attivita` di dottorato, mettendo in evidenza il fatto che i meccanismi di accesso ai posti del dottorato hanno premiato in modo preponderante i laureati in Fisica Teorica.

Considerata la rilevanza del problema e per consentire una piu` completa visione delle correlazioni esistenti fra attivita` di Dottorato e tipo e argomento di tesi di laurea, nelle figure 7.1.c e 7.1.d sono rappresentate le distribuzioni percentuali per argomento e tipo di tesi relative, rispettivamente, a tutti i laureati e ai laureati con attivita` post laurea di Dottorato. In entrambe le figure gli argomenti e i tipi di tesi sono disposti in ordine decrescente del totale per argomento e per tipo e i numeri riportati fra parentesi, a fianco delle denominazioni dei tipi e degli argomenti di tesi, indicano il numero totale delle tesi di quel tipo o di quell'argomento.

La coda lungo l'asse degli argomenti di tesi, presente nella prima figura, appare troncata nella seconda e la rilevante variazione fra tipi di tesi di ricerca sperimentali e teoriche, ben presente nella prima figura, e` fortemente ridotta nella seconda; inoltre gli argomenti di tesi in Fisica Teorica e in Fisica Matematica, che compaiono, rispettivamente, in settima e dodicesima posizione nella prima figura occupano, nella seconda, la quarta e la sesta posizione.

Sempre per completezza nella figura 7.1.e sono rappresentate le probabilita` percentuali di accedere al Dottorato per argomento e tipo di tesi.

Per ragioni di visibilita` della distribuzione non si sono riportati i parallelepipedi corrispondenti ad argomenti o tipi di tesi non specificati. Gli argomenti e tipi di tesi sono stati, inoltre, ordinati individuando nella matrice delle percentuali l'elemento maggiore e disponendo gli argomenti (pensati come le righe della matrice) e i tipi (pensati come le colonne) in ordine decrescente lungo la riga e la colonna che si intersecano in corrispondenza dell'elemento maggiore della matrice.

Si osservi che le barre bianche della figura 7.1.b corrispondono ai parallelepipedi relativi alla voce Totale dei Tipi di Tesi.

Al Dottorato accedono circa il 40% del totale dei laureati con una tesi Teorica di Ricerca. La percentuale risulta poco al di sopra del 40% per tesi teoriche di ricerca di argomento di di Fisica Matematica e Fisica della Materia, aumenta al 50% e al 60% per gli argomenti di Fisica Teorica e di Particelle, scende al 36% e al 30% per gli argomenti di Astrofisica e Fisica Nucleare e si colloca al di sotto del 20% per gli argomenti di Biofisica, Geofisica e Informatica

La situazione dei laureati con una tesi Sperimentale di Ricerca appare meno diversificata. Agli argomenti di Informatica, Didattica, Elettronica , Fisica Sanitaria, e Fisica Matematica corrisponde una percentuale inferiore al 5%. Una percentuale prossima al 10% la ottengono i laureati con tesi di argomento in Geofisica. Per tutti gli altri argomenti, ad esclusione di Particelle che si colloca a circa il 35%, la probabilita` di accedere al dottorato risulta intorno al 20%.

Puo` essere interessante osservare come non risulti di altezza nulla il parallelepipedo corrispondente a tesi Sperimentali di Ricerca in argomenti di Fisica Teorica. Dalle risposte date risulta infatti che sei studenti si sono laureati (1 a Lecce, 1 a Ferrara e 4 a Milano) con una tesi di questo tipo e che uno di questi ha indicato attivita` post laurea di dottorato.

Cio` non deve destare meraviglia. Dalle risposte date risulta anche che 12 studenti si sono laureati (3 a Bologna, 4 a Milano e 5 a Torino) con tesi Sperimentali di Ricerca in argomenti di Fisica Matematica.

Le figure 7.1.f e 7.1.g presentano, per i laureati che hanno dichiarato una attivita` post laurea di specializzazione, le principali informazioni precedentemente discusse per le attivita` di dottorato.

Le percentuali dei laureati delle diverse sedi che indicano una specializzazione sono abbastanza disomogenee. Valori ben al di sopra della media nazionale si riscontrano per il laureati di Bologna e di Parma, immediatamente seguite dalle sedi, geograficamente prossime alle precedenti, di Ferrara e Pavia. E` noto che a Bologna e a Parma operano Scuole di Specializzazione in Fisica Sanitaria e in Scienza e Tecnologia dei Materiali e la presenza di queste Scuole giustifica la percentuale superiore alla media osservata. La dominanza delle barre grigie nella figura 7.1.g in corrispondenza agli argomenti di tesi in Biofisica (12%), in Fisica Sanitaria (31%) e in Fisica della Materia (22%) indica che questi tre settori coprono circa il 65% del totale delle attivita` di Specializzazione dando un contributo a chiarire la discussione sulla condizione occupazionale dei laureati con attivita` post laurea di specializzazione del capitolo 6.3. E` ragionevole infatti pensare che almeno questo 65% di laureati sia impegnato in attivita` post laurea di durata biennale.

Le figure 7.1.h e 7.1.i illustrano la situazione per sede e per argomento della tesi di laurea dei laureati che hanno indicato altre attivita` post laurea. Le fluttuazioni delle percentuali dei laureati che svolgono altre attivita` sono abbastanza contenute sia al variare della sede di laurea che dell'argomento di tesi. Se si escludono gli argomenti di tesi di Fisica Teorica e di Fisica Matematica, l'altezza della barre bianche nella figura 7.1.i si discosta poco da un 25%: come a dire che circa 1/4 dei laureati in ogni argomento di tesi indicato partecipa a queste altre attivita`. Questo fatto sta ad indicare che alla voce Altre Attivita` contribuiscono molteplici condizioni post laurea.


7.2-Efficienza Media di Risposta dei Laureati con Attivita` Post-Laurea di Dottorato

Nel paragrafo 6.3 si e` osservato che almeno l'80% dei laureati che indicano il dottorato come attivita` post laurea non puo` aver ancora conseguito il titolo di dottore di ricerca. Una stima piu` realistica, fatta sulla base di un'indagine sui vincitori dei concorsi di dottorato del IX ciclo presso diverse sedi, sposta questa percentuale a oltre il 90%: questi dottorandi a volte svolgono la loro attivita` nella stessa sede universitaria in cui si sono laureati (circa 60%) a volte in sedi universitarie diverse. Anche nel caso di cambiamento di sede molti dottorandi continuano tuttavia ad essere collegati alla sede universitaria di provenienza.

Essendo legittimo il sospetto che il campione dei laureati che indicano il dottorato come attivita` post laurea abbia risposto a questa indagine con una efficienza maggiore di quella degli altri laureati, si e` cercato di valutare questa efficienza di risposta.

La valutazione e` stata fatta considerando un campione di 7 sedi (BO, CS, LE, PD, PV, TN, TO) corrispondente a un numero di laureati pari a 1527 e a un numero di risposte pari a 958 per una efficienza media complessiva di risposta del 63%. La valutazione e` basata sull'unico dato esterno conosciuto e confrontabile con quanto si ricava dalle risposte del questionario: il numero di dottorandi di una sede laureati (nel periodo 93-96) nella stessa sede. Per semplicita` di notazione il termine 'dottorandi' sara` utilizzato per tutto il campione dei laureati che hanno indicato il dottorato come attivita` post laurea.

La situazione e` illustrata nella tabella 7.2.a

Nella prima colonna sono indicate le sedi, i numeri delle colonne 1-5 si ricavano dalle risposte del questionario, i numeri della colonna 6 sono stati forniti dai Presidenti del Consigli di Corso di Laurea delle sedi.

I numeri delle colonne 1-6 rappresentano il numero dei laureati nelle singole sedi che:

  1. indicano una attivita` di dottorato;
  2. indicano una attivita` di dottorato in una sede all'estero;
  3. indicano una attivita` di dottorato senza specificare la sede;
  4. indicano una attivita` di dottorato in una sede italiana specificata;
  5. indicano una attivita` di dottorato nella sede in cui si sono laureati (si tenga presente che questo dottorato puo` essere anche un dottorato differente dal dottorato di ricerca in Fisica);
  6. fanno un qualsiasi dottorato di ricerca (anche differente da quello in Fisica) nella sede in cui si sono laureati;
I numeri delle colonne 7-8 rappresentano:
  1. l'efficienza percentuale di risposta dei dottorandi delle diverse sedi e laureati nella stessa sede;
  2. l' efficienza di risposta complessiva dei laureati delle diverse sedi.

L'efficienza media per i dottorandi che seguono un dottorato nella stessa sede in cui si sono laureati si puo` ottenere confrontando i numeri di questo campione ottenuti dall'analisi (colonna 5 ed eventualmente colonna 3) con i numeri dello stesso campione forniti dalle sedi. Se si ripartiscono in modo proporzionale i dottorandi che non indicano la sede (colonna 3), si ottiene un numero di dottorandi che afferiscono alla stessa sede in cui si sono laureati pari a 111 e una efficienza pari a 84% (colonna 7): questo valore puo` variare da un minimo intorno al 73% a un massimo intorno al 100%, in dipendenza della ripartizione dei numeri di colonna 3.

Questa valutazione e` stata fatta per laureati che fanno un dottorato nella stessa sede in cui si sono laureati.

Sottraendo questo campione di dottorandi (per il quale si assume una efficienza di risposta pari a 84%) al totale dei laureati l'efficienza del campione restante di laureati risulta pari al 61%.

Il restante numero dei laureati che fa (o ha fatto) un dottorato in Italia o all'estero e` 112 (223 - 111): l'efficienza di risposta di questo ultimo campione non puo` essere valutata dai dati; si puo` pensare che essa sia compresa tra l'84% (efficienza dei 111) e il 61% (efficienza media dei restanti laureati). Assumendo quest'ultimo valore, l'efficienza media di tutti i dottorandi, in Italia o all'estero, risulta pari al 70%.

Quindi la stima della efficienza media di risposta del campione di tutti i dottorandi dovrebbe essere compresa tra il 70% e l'84%, valori assai piu` elevati del valore medio dei laureati (63%).

Se questa valutazione e` corretta, essa potrebbe avere implicazioni, non sempre trascurabili, su alcuni valori percentuali di campioni di laureati. Ad esempio, una efficienza di risposta dei dottorandi di 10 punti superiore alla percentuale media globale dei laureati (56.5%) farebbe passare l'efficienza di risposta del campione dei laureati con attivita` post laurea dal 56.5% al 58.7% e quella del campione dei laureati senza attivita` post laurea dal 56.5% al 54.2%. Con queste efficienze, il valore percentuale dei dottorandi nel post laurea scenderebbe dal 41.1% attuale ad un 36.3%, il valore percentuale dei dottorandi rispetto al campione totale di laureati scenderebbe dal 21.6% attuale ad un 18.4% e i valori percentuali dei laureati con attivita` post laurea (52.6%) e senza attivita` post laurea (47.4%) convergerebbero attorno al 50%.

In conclusione i valori percentuali, quotati in questa analisi, relativi ad alcuni campioni di laureati vanno considerati con cautela, a causa appunto di una efficienza di risposta del campione dei dottorandi piu` elevata rispetto a quella di altri campioni.


8.-Conclusioni

Il quadro complessivo dei laureati nel quadriennio 1993-1996 si presenta simile a quello dei cinque anni accademici dal 1987/88 al 1991/92.

Il numero complessivo dei laureati sta continuando a crescere linearmente con lo stesso tasso di crescita, intorno a 70 all'anno.

La durata degli studi continua ad essere elevata, ben al di sopra della durata legale, con una mediana della distribuzione dei tempi di 6.7 anni. Il buon accordo con il corrispondente dato dell'indagine precedente indica che il fenomeno dell'allungamento della durata degli studi si e` almeno arrestato.

I voti di laurea continuano ad essere molto elevati con una distribuzione largamente fuori scala. Il voto medio dei laureati e` identico a quello del periodo precedente.

La distribuzione delle tipologie di tesi e` rimasta sostanzialmente immutata (circa il 70% di tesi sperimentali di ricerca e 25% di tesi teoriche), e si sono registrati solo minori riarrangiamenti nella ripartizione fra i diversi argomenti.

La popolazione degli studenti del Corso di Laurea continua ad essere prevalentemente una popolazione di studenti a tempo pieno. Conseguita la laurea, circa il 50% dei laureati continua l'attivita` di studio e di ricerca nell'ambito di attivita` post laurea di dottorato, di specializzazione o non meglio specificate. Circa il 40% dei laureati con attivita` post laurea ha avuto accesso al Dottorato di Ricerca e di questi, in vistoso disaccordo con la corrispondente percentuale relativa a tutti i laureati, circa il 40% ha svolto una tesi teorica di ricerca

Così come nell'indagine precedente il collocamento nel mondo del lavoro continua ad apparire difficoltoso se i dati non sono depurati tenendo conto dell'elevato numero di laureati impegnati in una ulteriore attivita` di formazione scientifica e/o professionale.

L'analisi degli enti di impiego dei laureati evidenzia una vistosa diminuzione, rispetto sia all'indagine precedente che ai dati ISTAT sui laureati nel 1992, della percentuale dei Fisici impiegati nella Scuola. A questa diminuzione fa riscontro un significativo aumento degli impiegati nel settore Industriale, con una confermata prevalenza dei settori elettronico ed informatico, e in Altri settori non esplicitamente indicati nel questionario.

Questo e` il piu` rilevante cambiamento osservato fra i laureati che hanno partecipato alla presente indagine e quelli che hanno partecipato alla precedente. Un cosi` vistoso cambiamento delle quote relative alle diverse nicchie di mercato nei quali i Fisici trovano una collocazione, suggerisce la necessita` di dedicare una particolare attenzione alla ristrutturazione del Corso di Laurea che seguira` la completa realizzazione dell'autonomia universitaria, e alle iniziative che si riterra` opportuno promuovere per facilitare l'inserimento dei neo laureati nel mondo del lavoro (7, 8).

Rispetto all'indagine precedente sembrano inoltre diminuiti i tempi di accesso al mercato del lavoro. Questo puo` indicare l'inizio di una congiuntura favorevole che opportunamente sfruttata potrebbe determinare un ulteriore miglioramento delle prospettive occupazionali.

Il piu` facile inserimento nel mondo del lavoro si riscontra per i laureati nelle sedi inserite nelle aree geografiche nazionali maggiormente sviluppate nel loro tessuto economico e sociale. Di questo maggior sviluppo traggono minor profitto i laureati nelle sedi che servono bacini di utenza meno favoriti. La mobilita` dei laureati resta, infatti, complessivamente molto bassa, e anche quando si manifesta e` limitata ad aree geograficamente vicine o e` prevalentemente orientata verso il tradizionale settore dell'insegnamento. Iniziative di contatti, promosse dai Corsi di Laurea o dai servizi per il tutorato, fra i neo laureati e i rappresentanti delle realta` produttive piu` sviluppate potrebbero, forse, facilitare l'incontro fra domande e offerte di lavoro che si manifestano in zone geograficamente lontane.


9.-Ringraziamenti

Gli autori desiderano ringraziare le numerosissime persone, che a diverso titolo, hanno contribuito a rendere possibile questa indagine.

Un primo ringraziamento e` dovuto ai Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea che si sono sobbarcati l'onere dell'invio e della raccolta dei questionari e dell'immissione dei dati, senza spesso disporre di strutture organizzative adeguate e che consentissero di demandare ad altri almeno i compiti piu` noiosi e ripetitivi.

Un particolare ringraziamento e` dovuto ad Alessandra Romero e Ciro Marino, per il lavoro svolto per organizzare la raccolta decentrata dei dati, e a Maurizio Basile, per la rielaborazione dei dati sulla durata degli studi che ha consentito il confronto dei risultati delle due indagini.

Gli autori desiderano infine ringraziare i numerosi colleghi delle rispettive sedi che hanno contribuito con stimoli e suggerimenti.


Bibliografia

(1) M.Basile: Il Nuovo Saggiatore, 12, 38 (1996).

(2) Inquiries into European Higher Education in Physics, EUPEN, vol.1 (Ed. H.Ferdinande e A.Petit)

(3) G.Tagliaferri: Giornale di Fisica, 5, 167 (1964).

(4) S.Focardi e N.Tomasini Grimellini: Giornale di Fisica, 13, 311 (1973).

(5) Inserimento Professionale dei Laureati, Indagine 1995, (ISTAT, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato)

(6) V.Flaminio: Il Nuovo Saggiatore, 11, 6 (1995).

(7) C.Rizzuto e N.Terzi: Il Nuovo Saggiatore, 13, 19 (1997).

(8) N.Terzi: Il Nuovo Saggiatore, 14, 9 (1994).