Ai Presidenti dei Consigli di corso di laurea in Fisica Loro sedi Cari Colleghi, vi trasmetto la relazione, elaborata da una commissione nominata dal nostro consiglio di corso di laurea con l'incarico di esprimere una valutazione sul documento prodotto dalla Commissione Ministeriale presieduta dal prof. Guido Martinotti sulla "Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e post-universitario. Cordiali saluti Matilde Vicentini Presidente del CCL in Fisica Universita' La Sapienza, Roma Il documento e' riportato qui di seguito ed e' anche allegato (Attachment di Eudora) Alcune considerazioni di una Commissione di Fisici sul documento del gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Guido Martinotti "Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e post-universitario". Premessa Il compito affidato al gruppo di lavoro ministeriale era indubbiamente arduo, per la complessita' del pregresso come pure per la straordinaria varieta' delle tipologie universitarie. Il prodotto finale e' pertanto in parte carente per la natura di certe proposte che vogliono avere un carattere generale, prescindendo dalle differenze fra Facolta' e Corsi di laurea (CL), come per la debolezza di indicazioni su chi avrebbe potesta' nello stabilire determinate scelte. Del resto sembra difficile attribuire i mali dell'universita' alla mancanza di autonomia, senza riconoscere invece che vi e' stata, negli anni passati, la mancanza di una visione d'insieme dei problemi, a livello di sistema complessivo. A livello formale, il documento risente della formazione sociologica degli autori, per cui il linguaggio a volta manca di immediatezza per chi non ne conosca lo specifico gergo. Rileviamo pero' con soddisfazione e interesse che nel documento affiorano molti e visibili intenti positivi a cui vogliamo fare riferimento. Ricordiamo fra tutti il fondamentale impegno perche' i discenti possano "giungere al traguardo con impegno serio, ma ragionevole, nei tempi stabiliti", l'obiettivo di ottimizzazione della produttivita' al quale sono subordinati tutti i nuovi strumenti che il documento vorrebbe introdurre nella conduzione e organizzazione della didattica universitaria. In particolare, deve essere vista in questa luce la possibile introduzione di un periodo di orientamento, per un inserimento piu' progressivo del discente nel sistema universitario, della maggiore flessibilita' dei piani di studio, della introduzione di tappe intermedie nella formazione, con riconoscimento del relativo livello raggiunto. Questi obiettivi non devono sembrare irrealizzabili, in quanto sono compatibili con una ristrutturazione, moderata, dell'attuale corso di Laurea, almeno per quanto riguarda Fisica, e, molto probabilmente, la Facolta' di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali nel suo complesso, come indicato nel documento allegato. Dobbiamo pero' ribadire che , se gli obiettivi del documento Martinotti sono largamente condivisibili, gli strumenti indicati per perseguirli sono a volte definiti poco chiaramente ed in parte discutibili. In particolare osserviamo che: - La struttura generale del Documento Martinotti sembra portare ad una liberalizzazione spinta nella organizzazione dei CL, che possono essere profondamente trasformati quando non creati "ex-novo", il cui corollario immediato e' la necessaria abolizione del valore legale del titolo di studio, di cui pero' non si parla esplicitamente. Inoltre, si parla anche di CL il cui valore (legale?) potrebbe essere riconosciuto solo "a posteriori", dopo che essi abbiano dimostrato sul campo la loro utilita'. Sarebbe opportuno fare chiarezza su questo punto, che non puo' essere lasciato alla libera interpretazione delle diverse Universita'. - La introduzione di un anno di orientamento probabilmente riflette un richiamo alle universita' di paesi (per esempio gli USA) in cui la formazione universitaria di base di primo livello ha funzioni fortemente suppletive alle carenze della scuola superiore, carenze che, se da noi esistono, non sono ancora cosi' drammatiche. Inoltre, la introduzione nel contesto italiano di un anno di orientamento allungherebbe il CL, a meno che non tale anno sostituisca l'attuale primo anno di universita' con conseguente dequalificazione del CL. Di questo anno deve percio' essere intesa come "auspicabile la esperimentazione ovunque venga ritenuta opportuna", cosi' come il Documento ministeriale recita in omaggio a Monsieur De la Palice. Viceversa, si deve valutare positivamente un orientamento realizzato nell'ultimo anno delle scuole medie superiori mediante incontri studenti-docenti universitari, come pure mediante la realizzazione di prove mirate alla autovalutazione da parte dello studente delle proprie attitudini per un determinato CL. - Il CUB abbia semplicemente la funzione di attestare, per una frazione degli studenti che attualmente abbandonano il CL, il conseguimento di una cultura di base piu' avanzata della scuola superiore in un insieme specifico di discipline. Sara' poi il "mercato" a determinare la valenza di questo attestato, che a nostro avviso, almeno per quanto riguarda la nostra Facolta', sarebbe assai debole. - I Crediti sono una grandezza introdotta un po' confusamente, senza una ben definita definizione operativa. Essi possono peraltro giocare un ruolo piuttosto importante nella creazione di un sistema formativo piu' flessibile e sopratutto nel governo efficace del sistema stesso (se i CCL avranno adeguati poteri nello stabilirli per i vari corsi) sia in termini di carico didattico per gli allievi (contenendolo nei limiti della sostenibilita') che di impegno didattico per i docenti (da rendere piu' equamente distribuito ed eventualmente elevare rispetto all'attuale, come del resto prefigurano certe proposte di modifica di stato giuridico che vanno circolando). Pertanto occorrera' maggiore chiarezza nella definizione dei crediti, nella loro esportabilita' verso altri corsi e anche nel loro impiego (deperibilita'?) ai fini dell'istruzione permanente. Un punto delicatissimo (sollevato anche nell'intervento di Toller), e su cui chiediamo la massima chiarezza, riguarda la relazione fra crediti e voto di esame, che per noi devono restare ben distinti: i primi sono una misura della "quantita" dei corsi superati dal discente, il secondo una misura della "qualita" con cui il discente ha superato detti corsi (due corsi superati mediocremente non sono commensurabili con un corso superato in modo eccellente). Viceversa si potrebbe (dovrebbe?) sostituire le attuali votazioni con una scala avente minor potere risolutivo ma efficacia maggiore (A,B,C, ecc.)?. Infine, assai poco accettabile per Fisica (e probabilmente per tutta la nostra Facolta', ma non solo per essa) e' la proposta che il totale dei crediti indicati come obbligatori non possa superare la meta' del totale (ritroviamo qui' il richiamo alle gia' menzionate esperienze di altri paesi, in particolare a un tipico bachelor degree americano). Questa proposta e' in evidente contrasto con la garanzia di un livello accettabile di competenza e professionalita' (che per noi significa spostare i crediti obbligatori ad almeno il 70% del totale), e dunque non puo' essere accettata nella sua forma attuale. Piu' delicata appare la questione dei contenuti minimi, che deve evidentemente venire affidata a qualche autorita' centrale (CUN, conferenza dei rettori, societa' scientifiche di settore, notando pero' che queste ultime hanno senso solo per certe discipline tradizionali), non tanto perche' il titolo di studio resta per ora con il suo valore legale, ma per il corretto motivo della funzione pubblica, e delle conseguenti responsabilita' verso il paese, del nostro sistema universitario. Su questo occorre chiedere chiarezza maggiore. - Infine, l'idea del "contratto" fra allievo e istituzione, che ha radici filosofiche pregevoli e che si riconnette ad antiche tradizioni, e' sicuramente interessante, ma crediamo sia stata intesa piuttosto come una ragionevole soluzione al grosso problema politico posto dagli studenti lavoratori. In ogni caso e' un passo verso la responsabilizzazione dei contraenti, che vediamo in termini generali e dunque non necessariamente in contrasto con gli obiettivi di flessibilita' curriculare che emergono fortemente dal documento. Si vuole anche far notare che al contratto e' spontaneamente associata la valutazione, dei singoli corsi come del CL nel suo complesso, per la quale la nostra Universita' sembra essere in un grave ritardo, da colmare rapidamente. Osservazione finale . Vogliamo sottolineare la necessita' di procedere effettivamente con azioni concrete, e ben visibili, non soltanto perche' cosi' ci piace fare, ma anche perche' nel documento vi sono precise indicazioni di incentivi, che immaginiamo di natura finanziaria, per gli atenei che adotteranno innovazioni, azioni che dovranno riguardare anche gli aspetti relativi all'orientamento e alla valutazione didattica (e ricordiamo che nel nostro felice paese c'e' una lunga tradizione di sperimentazioni scolastiche fortemente incentivate dal centro, qualsiasi esse siano e comunque attuate). Allegato ad alcune considerazioni di una Commissione di Fisici sul documento del gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Guido Martinotti "Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e post-universitario" Proposta di modifica del CdL in Fisica alla luce delle indicazioni del documento Martinotti Vogliamo qui' presentare uno schema di ristrutturazione del CL in Fisica, preso come esempio, che ottemperi agli obiettivi di innovazione ed ottimizzazione richiesti dalla Commissione ministeriale ed a quello di non stravolgere la attuale struttura che, non dimentichiamolo, ha il non trascurabile merito di fornire un prodotto sicuramente costoso in termini di "mortalita'" studentesca, ma di elevata qualita', come dimostra la apprezzazione dei nostri laureati che, in media, non hanno eccessive difficolta' a trovare almeno un sistemazione come dottorandi, se non quando di post-doc, presso Universita' estere. Questa ipotesi di ristrutturazione prevede una opportuna chiave di lettura del documento ministeriale e presuppone un contesto adeguato di riorganizzazione del Dottorato, sia per mantenere inalterati gli standard di qualita' di cui si e' gia' detto, sia per non recare danno all' altra funzione fondamentale dell'Universita', la ricerca, che non deve essere sacrificata alla didattica di massa, pena la dequalificazione della didattica stessa. Considerazione iniziale e filosofia dell'intervento Per poter comprendere lo spirito della ristrutturazione proposta, si deve considerare che, attualmente, la elevata qualita' dei nostri laureati, in molti casi ma non tutti migliore di quella di molti laureati stranieri, e' legata anche alla maggiore durata effettiva degli studi. A parita' di eta' o di anni investiti negli studi, i nostri laureati non sono poi troppo diversi dai loro coetanei stranieri. Pertanto ci si e' proposti di formalizzare questa situazione in modo tale che lo studente medio che attualmente si laurea in 6 anni o poco piu' avendo acquisito le nozioni di un Master straniero, si veda riconosciuto un titolo equivalente a questo. La proposta e' la seguente: Il corso di Laurea continua ad essere articolato su quattro anni, attuale limite legislativo per Fisica, ma il numero degli esami viene ridotto da 18+2 a 16+1 (i 14 dell'attuale triennio + il laboratorio del IV anno + inglese, da fare come esame istituzionale al primo biennio, piu' una lingua con idoneita'). Il primo biennio dovrebbe essere basato su corsi annuali per permettere un piu' graduale inserimento degli studenti ed un migliore assorbimento di corsi spesso completamente nuovi per contenuto e/o forma. In tale biennio si dovrebbe tornare ad avere un insegnamento della Matematica, Fisica, e Chimica comune a piu' CL, come avveniva negli anni 60, e differenziazioni, previste dal documento ministeriale, legate ad alcuni corsi specifici e relative ad un numero limitato di crediti. Al termine di questo primo biennio del CL potrebbe essere rilasciato un attestato di frequenza e superamento dei relativi esami, il CUB. I corsi del secondo biennio sarebbero invece quelli dell'attuale terzo anno piu' il laboratorio del IV anno. Il corso di laboratorio dovrebbe dare una base tale da permettere di iniziare nel modo piu' proficuo il lavoro di tesi, di durata massima di 9 mesi. Potrebbe anche essere previsto un "laboratorio teorico" che avrebbe analoghe funzioni per la controparte teorica. La parte facoltativa del CL (comunque inferiore al 30% del totale del corso) si espleta nella scelta della tesi, cui corrisponde un adeguato numero di crediti, del laboratorio del IV anno e, eventualmente, dei corsi del terzo anno ove questi fossero in parte differenziati (Struttura I, II, III, etc). La Laurea diverrebbe cosi' equivalente ad un "Bachelor degree", salvo per un lavoro di tesi piu' esaustivo. La attuale differenziazione del quarto anno fra diversi indirizzi sarebbe demandata ad un quinto anno, in serie al CL, ad accesso libero e gratuito, con 4 corsi e senza tesi, dedicato a chi volesse una ulteriore formazione, specializzata, equivalente ad un "Master degree". Il docenti del Master dovrebbero garantire la copertura anche di corsi del CL, come spiegato meglio in seguito. Solo successivamente al Master, si potrebbe intraprendere un Dottorato, in tre anni, di cui il Master potrebbe, o meno, essere riconosciuto come primo anno. In questo caso la durata effettiva del Dottorato sarebbe di due anni e si potrebbe pertanto aumentare del 50% il numero delle borse di Dottorato senza aumentarne l'attuale impegno finanziario. Il Dottorato sarebbe dedicato solo ad attivita' di ricerca, da riportare nella tesi, ed ad attivita' didattiche non superiori ad un massimo prefissato (p.e., 30 ore/anno), per esercitazioni, esami e tutoraggio. Tale organizzazione accorcerebbe la durata della tesi di laurea di circa 6 mesi rispetto alla situazione attuale, alleggerirebbe in parte i corsi del primo biennio, comuni a piu' CL, e toglierebbe tre esami al secondo biennio, alleggerndo anche il Laboratorio IV anno. Sarebbe pertanto realistico pensare che la durata del CL si ridurrebbe di circa un anno e mezzo, avvicinando di molto i quattro anni (+ 7 mesi) previsti da un "contratto". Tale riduzione potrebbe essere accentuata da una opportuna riorganizzazione dei corsi del primo biennio, quale quella suggerita dal Prof. Carlo Bernardini. E' opinione di questa Commissione, anche se non dimostrabile, che quamnti ora rappresentano l'elite dei nostri laureati, quelli cioe' che attualmente non incontrano difficolta' ad essere accettati per un Dottorato estero, proseguirebbero il loro "iter studiorum" iscrivendosi al Master. Qualcuno potrebbe paventare un effetto negativo sulla Ricerca, compito dell'Universita' di importanza pari alla Didattica e condizione necessaria, ma non sufficiente, per una Didattica di qualita'. Tale timore dovrebbe essere vanificato dalla constatazione che la durata delle tesi di Laurea si accorcerebbe, ma non in modo tale da impedire ai laureati di acquisire una buona padronanza delle tecniche di laboratorio e delle tematiche di ricerca. Tale padronanza dovrebbe poi essere migliorata e approfondita per un numero congruo di Laureati, interessati a continuare la propria attivita' nel campo della ricerca scientifica, da un incremento del numero delle borse di dottorato legato ad una eventuale durata biennale del Dottorato, nonche' da un aumento delle borse finanziate direttamente dal MURST e da enti esterni, quali INFN, INFM, ASI, ENEA, CNR, per borse mirate. Vogliamo qui fare presente che a tale incremento del numero delle borse di Dottorato potrebbe contribuire l'Universita' stessa investendo a tal fine i fondi resi da una riorganizzazione della didattica. In particolare, per esempio, si potrebbe ridurre il numero delle supplenze retribuite richiedendo ai docenti del Master di svolgere anche un modulo semestrale (pari a mezzo corso attuale) del CL. Parallele al Dottorato vi potrebbero essere anche delle Scuole di specializzazione biennali o triennali, per esempio di Fisica sanitaria, con stages e tirocinio professionalizzanti. Ove le risorse lo permettessero, parallelamente al CL, vi potrebbe infine essere un Diploma, triennale, eventualmente seguito da una scuola di specializzazione "ad hoc". L'organizzazione del Diploma in parallelo e' dettata sia dalla presenza di un CUB biennale gia' in serie alla Laurea, sia dalla natura strettamente professionalizzante (tecnici sanitari , elettronici, informatici etc) che dovrebbe avere un Diploma .